Tyler “Ninja” Blevins è un 28enne dell’Illinois che di recente è riuscito a conquistare una copertina di Espn Magazine per aver incassato 10 milioni di dollari l’anno scorso smanettando 12 ore al giorno su Fortnite, il videogioco più cool del momento, un successo planetario con i suoi oltre 200 milioni di players in tutto il mondo.

Ma il vero campione del videogame nato appena un anno e mezzo fa è un altro: si chiama Tim Sweeney, ha 49 anni, è cresciuto nel Maryland a pane, Atari e Commodore 64, e nel 1991 ha fondato quella che sarebbe diventata Epic Games, la casa produttrice di Fortnite, che solo l’anno scorso ha messo a segno profitti per tre miliardi di dollari. Grazie, in particolare, al suo prodotto di punta capace di generare ogni giorno 2,5 milioni di dollari di ricavi.

Oggi Sweeney, che ha un patrimonio personale di oltre sette miliardi, si è tolto lo sfizio di sorpassare nella classifica di Forbes sui Paperoni mondiali mostri sacri come George Soros o George Lucas. Merito di Fornite, ovviamente, diventato ormai un fenomeno culturale planetario, i cui ricavi poggiano sull’ormai classico modello “freemium” (videogioco gratuito ma add-on a pagamento, esattamente come per Grand Theft Auto). Ma la società di Sweeney macina milioni anche in altri modi: per esempio grazie al celebre e pluripremiato software Unreal Engine, un motore grafico utilizzato da buona parte della concorrenza per sviluppare altri videogame sui cui ricavi Epic Games incassa robuste royaties oltre che abbonamenti mensili.

Fortnite rappresenta un trionfo mondiale. Elena Fedina, direttore ricerche a SuperData, società di business intelligence sui videogiochi del gruppo Nielsen, spiega che a differenza dei titoli appartenenti a generi ormai di nicchia (come gli sportivi alla Fifa o i collectable-card games alla Hearthstone), Fortnite è più accessibile e inclusivo, oltre che rapido e divertente: oltre a essere gratuito, ha saputo catturare un pubblico molto trasversale, dai teenager alle stelle della musica.

Prima o poi la formidabile crescita di Fornite inizierà a declinare, ma non si sa bene quando: «è davvero difficile paragonare Fortnite ad altri videogames perché non abbiamo mai visto un successo simile per un così lungo periodo di tempo», sottolinea Fedina. La longevità di Fortnite si deve anche a evoluzioni del titolo compiute seguendo le preziose indicazioni di una community davvero enorme, e in futuro verrà probabilmente alimentata da una serie televisiva e forse addirittura da un film.

La versione Fornite Battle Royale, dove fino a 100 gamers si sfidano online in una lotta all’ultimo sangue, ha fatto letteralmente esplodere il genere “battle royale”, fino a un anno e mezzo fa praticamente sconosciuto.

Ormai al centro di eventi di ogni genere, Fortnite è finito nel mirino delle associazioni dei genitori per l’eccessiva dipendenza dei figli. Pare addirittura che rappresenti la causa principale del 5% dei divorzi in Gran Bretagna, almeno secondo un report di Divorce Online, sito che fornisce servizi e informazioni a chi decide di separarsi. Il che non stupisce visto che secondo Newzoo, altra società di business intelligence, circa la metà dei giocatori di Fortnite è composta da lavoratori adulti a tempo pieno.

Dietro al successo di Fortnite c’è appunto Tim Sweeney, perfetta incarnazione del programmatore diventato imprenditore, fin da quando poco più che ventenne fondò la sua Potomac Computer System, destinata a diventare Epic Games. La svolta dell’allora piccola azienda di Sweeney è probabilmente avvenuta nel 2012, con la cessione del 40% della società ai cinesi di Tencent per oltre 300 milioni di dollari: una scelta coraggiosa fatta per conquistare un’indipendenza preziosa dai grandi nomi del gaming, come la Microsoft con la quale emersero contrasti in occasione del lancio di Judgement su Xbox 360. Indipendenza economica e lungimiranza nella strategia di sviluppo hanno portato Sweeney a quel Fortnite che magari non durerà in eterno, ma che ha contribuito a scrivere la storia dei videogiochi.