Il 2019 potrebbe essere l’anno delle startup. Il Governo si è dato come obiettivo quello di portare in questo ecosistema un miliardo di euro mobilitando anche risorse della Cassa depositi e prestiti e di soggetti istituzionali come enti previdenziali. Tutto ruota intorno alla nascita di un “fondo dei fondi” nazionale, in grado di attirare investimenti italiani in fondi venture capital, che a loro volta investano in startup. Per ora però è opportuno usare il condizionale. Mancano i decreti attuativi e qualcosa va rivisto nell’uso dei Piani individuali di risparmio (Pir). Tuttavia era dal 2012, dall’anno di introduzione nell’ordinamento giuridico della figura della startup, che non si respirava questo ottimismo da parte degli addetti ai lavori. Se arriveranno davvero i soldi promessi il compito del “nuovo” venture capitale sarà sempre di più quello di sapere dove investire. Cosa che finora non sembra essere avvenuta. Quantomeno se usiamo come metro il numero di exit milionarie nel nostro Paese.

Ecco perché questa stagione sarà l’occasione per il venture capital di mostrare i muscoli, e per le startup di dimostrare come possono partecipare alla filiera innovativa nazionale.

L’acceleratore B Heros in questo contesto vuole essere una casa di vetro per mostrare attraverso una trasmissione televisiva i meccanismi di funzionamento dell’ecosistema startup. Vietato confonderlo con Shark Tank, lo show andato in onda nel 2015. B Heroes nato da un’idea di Fabio Cannavale, amministratore delegato di Lastminute.com e con la collaborazione di Intesa Sanpaolo è diventato un acceleratore di impresa. In particolare, in questa edizione, il senso è proprio quello di dimostrare come le aziende possono imparare l’innovazione dai piccoli.

«Non è un format televisivo – tiene a precisare Cannavale – il piccolo schermo serve come strumento per raccontare a una platea più vasta l’ecosistema». E anche i criteri di selezione di queste business competition.

«Il criterio in primis è riuscire a capire la qualità degli imprenditori – commenta Cannavale -. Per questo abbiamo diviso la valutazione in sette tavoli tematici con lo scopo di andare a testare la determinazione e la solidità dell’imprenditore in relazione alle diverse variabili di business. Avere una buona strategia, capacità di acquisire clienti, un buon team, una corretta impostazione legale, competenze tecnologiche, insieme all’impatto sociale, la crescita e scalabilità sono per noi fattori essenziali. “Interrogare” un imprenditore in fase di startup su queste capacità è un modo di capire la qualità dell’imprenditore.

Ci sono poi dei segnali che ci dicono se un imprenditore è veramente outstanding: sono i fatti. In questa fase di valutazione misuriamo al di là delle parole ciò che una startup ha realizzato fino a quel momento. Non si tratta solo di giudicare i risultati economici già raggiunti dalla startup quanto di valutare il modo in cui le cose sono state fatte e l’approccio rispetto alle opportunità. Un grande imprenditore si distinguerà per una execution superiore, una capacità di esecuzione distintiva.

Terzo elemento per una startup che vuole avere successo è quello di risolvere un bisogno di un consumatore, un bisogno nuovo. Se manca questo manca tutto.

Il mercato però è competitivo e una volta che viene trovata la soluzione occorre implementarla al meglio. Come dico sempre, io non credo tanto nella idea vincente, ma credo nel fatto di farla bene».

«E poi c’è il mercato – aggiunge Mario Costantini, Direttore Generale Intesa Sanpaolo Innovation Center -. Il primo elemento per valutare le potenzialità di una startup è il mercato di riferimento. La seconda dimensione è quella dell’impatto sociale. La terza caratteristica è il team e la capacità di execution».

Le 20 startup selezionate ieri nella sede del Sole 24 Ore parteciperanno a una trasmissione su Sky Uno di quindice puntate. Le loro storie iniziano ora.