La tranquillità sul nostro satellite, la bella Luna dei poeti, ha i mesi contati: Nasa ci vuole tornare e nel 2024 il piede di una astronauta americana lascerà la propria impronta sulla polvere che ricopre abbondante il nostro satellite. Ma sarà solo l’inizio, sulla Luna si va per starci, costruirci un grosso insediamento abitato e da lì partire per il vero sogno: Marte.

L’Italia sarà della partita, ricca di avventura, scienza, tecnologia nuova e anche di almeno 1 miliardo, che è il flusso minimo di denaro che arriverà alle nostre industrie, da sempre partner qualificate della Stazione spaziale internazionale. Lo si sapeva da qualche tempo, ma siccome le parole volano e le carte scritte rimangono, l’intesa firmata ieri fra il sottosegretario Riccardo Fraccaro, che ha la delega per gli affari spaziali alla Presidenza del Consiglio, e l’amministratore delegato di Nasa Jim Bridenstine è una pietra miliare nel nuovo cammino verso Luna e Marte.

Le specifiche della nuova tappa della collaborazione Italia-Usa, che dura dagli anni ’60 del secolo scorso, sono da scrivere ma già si sa che al nostro Paese tocca la collaborazione nel disegno e costruzione della navetta per l’allunaggio, dei moduli abitativi che sorgeranno sulla Luna, laboratori, uffici e spazi di vario tipo, e infine le telecomunicazioni con la Terra, tutti campi in cui negli anni ci siamo molto qualificati a livello internazionale.

Il beneficiario principale della bella impresa, sarà Thales Alenia Space Italia, joint adventure fra la francese Thales, al 67% e Leonardo, al 33%, ma la ricaduta e l’indotto, in un Paese come il nostro che ha la filiera completa dell’industria spaziale e centinaia di piccole e medie industrie che lavorano nel campo, o che vi si possono cimentare, è facilmente prevedibile.

Fin qui la cronaca di una firma bilaterale in streaming fra Roma e la sede di Nasa, con anche collegati allo stesso modo l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, e di Thales Alenia Space Italia Massimo Comparini. Grande soddisfazione per l’accordo, che è costata molto lavoro al sottosegretario Fraccaro, anche del Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, presente a Roma con altre personalità anche dell’Ambasciata Usa a Roma.

Viene riconosciuta la importanza del nostro Paese nel campo, una buona iniezione di denaro che porterà si spera ad ulteriore sviluppo in Italia della cosiddetta New Space Economy.

Il tutto si svolge entro la cornice dell’ambizioso Programma Artemide lanciato da Nasa per il ritorno alla Luna e poi a Marte. Già nel nome, Artemide, Diana per noi latini e dea della caccia, è la gemella di Apollo che ha dato il nome al primo programma lunare, quello che ha portato all’allunaggio del luglio 1969, si vede la volontà di risarcire l’altra metà del cielo, è proprio il caso di dirlo, e farla scendere per prima sulla Luna riconoscendo un certo maschilismo, che negli anni Sessanta era poco avvertito ma c’era.

L’ambiziosa idea, che risale come concetto a un progetto sbozzato da Werner Von Braun nel 1948, è di costruire pezzo dopo pezzo una stazione spaziale attorno alla Luna, parecchio più piccola della attuale che sta a soli 400 chilometri di altezza dal suolo terrestre, e da lì, in buona sostanza, andare e venire sia dalla Terra che da e per la Luna, una stazione di servizio insomma. Gli e le astronaute, a questo punto la parità di genere è assicurata dalle recenti assunzioni di nuovi cadetti astronauti, partiranno dalla Terra, arriveranno su Artemide, la stazione spaziale lunare, e da lì andranno a turni sulla Luna, da cui ritorneranno sulla Stazione a intervalli prestabiliti.

Nel 2024 Artemide ancora non ci sarà e quindi la prima donna astronauta lunare andrà direttamente sul nostro satellite e da lì ritornerà, ci vorranno almeno 4 anni ancora per vedere il primo insediamento lunare e i primi grandi pezzi, diciamo così, della stazione Artemide assemblati in orbita. L’idea è quella di abitare la Luna per capire se e come è sfruttabile dal punto di vista della estrazione di minerali o per impiantarci laboratori che possano prendere vantaggio della gravità molto minore, sei volte circa, si parla di farmaceutica e produzione di leghe più pure, per esempio. Il progetto, che è anche il sogno di sempre, è quello di sfruttare la minore gravità e la presenza della nuova stazione completata, per costruire il razzo che ci porterà su Marte.

Artemide dovrà comunque vedersela col Dragone cinese, che al momento non ha scoperto le sue carte, e comunque, data la situazione politica, di collaborazione non se parla.In effetti la prima donna sulla Luna l’ha inviata un italiano, Ernesto Capocci, nel 1857 direttore dell’Osservatorio Astronomico di Napoli, fantasioso e non disprezzabile autore di un romanzo dal titolo “Relazione del primo viaggio di una donna sulla Luna nell’anno di grazia 2057”.