Operare 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, ovunque, senza emissioni di carbonio: è questa la nuova grande sfida del colosso di Mountain View, annunciata oggi con un blog post a firma del Ceo Sundar Pichai e fissata per la fine del 2030. Un decennio in cui Google promette di investire (e parecchio) sulle fonti rinnovabili, con l’intento di rendere disponibili 5 gigawatt di energia priva di emissioni di carbonio nelle principali aree industriali e di aiutare, così facendo, 500 città in tutto il mondo a ridurre le proprie emissioni per un totale di 1 gigatone all’anno. E non finisce qui, perché portando avanti questo progetto la società californiana pensa di poter generare direttamente oltre 20mila nuovi posti di lavoro entro il 2025 per la propria organizzazione globale, nel settore delle energie rinnovabili e in attività collegate.
Suona molto propagandistico questo annuncio, così come quelli dei mesi scorsi sullo stesso argomento, ma che Google abbia in qualche modo un’attenzione forte verso il cambiamento climatico e la riconversione energetica è poco discutibile. Nel suo intervento, del resto, Pichai non lesina esempi specifici legati alla propria giovinezza trascorsa in India e rafforza un concetto sicuramente non originale ma estremamente esplicito: la scienza parla chiaro e ci dice che il mondo deve attivarsi ora per evitare le peggiori conseguenze del climate change.
Cosa farà concretamente Google per raggiungere l’ambizioso obiettivo di essere “carbon free” entro dieci anni, dopo essere stata la prima grande azienda (altra sottolineatura del Ceo) a diventare “carbon neutral” nel 2007 e a far totalmente coincidere il proprio fabbisogno con energia rinnovabile nel 2017? La tecnologia, ovviamente, giocherà un ruolo chiave, a cominciare dai suoi data center e dai suoi campus sparsi in varie parti del globo, là dove BigG vorrà utilizzare “nuova” energia pulita e sconfessare il luogo comune secondo cui le grandi sale macchine su cui si appoggiano i servizi in cloud di miliardi di utenti sono fra i principali soggetti energivori del pianeta.
“Utilizzare esclusivamente energia carbon-free, dice infatti Pichai, “è un obiettivo di gran lunga più complesso rispetto all’approccio tradizionale in cui si compensano i consumi con fonti rinnovabili, ma stiamo lavorando per raggiungere questo risultato entro il 2030 e investiamo in tecnologie che aiutino i nostri partner e un miliardo di persone a fare scelte sostenibili”. Il punto di partenza, sicuramente non trascurabile, è quello di aver eliminato completamente già oggi il “carbon footprint” attraverso l’acquisto di compensazioni di carbonio di alta qualità. Questo significa che l’impronta di carbonio dell’intera vita di Google, scrive ancora il numero uno di Mountain View, “è ora pari a zero”.
Grazie all’evoluzione della tecnologia, e con le corrette norme istituzionali, questa la promessa di Pichai, l’energia pulita in modalità 24×7 sarà presto a portata di mano e per farlo Google investirà in approcci innovativi che rendano possibile rifornirsi di energia carbon-free in qualunque luogo e a qualunque ora del giorno, accoppiando per esempio fonti rinnovabili eoliche e solare e aumentando l’uso delle batterie di stoccaggio. Non mancherà infine, in questo lungo cammino, il ricorso all’intelligenza artificiale per ottimizzare la domanda di elettricità e le previsioni di utilizzo della stessa e grazie al machine learning Google ha ridotto del 30% l’energia impiegata per raffreddare i propri data center. L’idea, ora, è quella di sfruttare DeepMind e Google Cloud per rendere questa soluzione disponibile a livello globale per aeroporti, centri commerciali, ospedali, data center e altre strutture. E infine uno sguardo alle startup:
in Europa verrà avviata da Google.org una “Impact Challenge” da 10 milioni di euro per supportare le idee e i progetti più promettenti (selezionato da esperti indipendenti) a favore della sostenibilità.