Non mischiare mai e chiedere sempre e comunque il permesso per tutto. Sembra una manovra a tenaglia quella degli organi di vigilanza europei su Facebook. L’Antitrust tedesco nei giorni scorsi ha deciso che il social network più discusso e più polare del mondo dovrà cambiare il modo in cui raccoglie i dati degli utenti in Germania. Fondamentalmente non potrà più combinare i dati raccolti da altre fonti e app terze, come WhatsApp e Instagram, con quelli dei profili degli utenti su Facebook, senza il consenso esplicito degli utenti. Come dire, se come intende fare Zuckerberg l’obiettivo è quello di fare parlare tra di loro i database allora dovete chiedere il permesso agli utenti. Su questa falsa linea anche il nostro garante italiano che starebbe pensando a sanzioni amministrative nei confronti di Facebook “illegittimo il trattamento di dati personali dei cittadini italiani realizzato da Facebook” attraverso il prodotto Candidati installato sulla piattaforma del social network in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Anche per loro l’oggetto del contendere sono le forme di consenso e quindi di consapevolezza sull’uso dei dati. L’impressione però è che non ci sia solo bisogno di maggiore trasparenza sui termini d’uso. La vera questione è come intendiamo la privacy. O è un bene negoziabile o un bene comune. Altre opzioni non ci sono.