A metà gennaio, con mezza Italia sotto la neve e il ghiaccio, dall’altra parte del mondo, Elon Musk spediva in orbita un razzo particolare. Dalla base militare di Vanderberg, in California, con temperature primaverili attorno ai 15 gradi, la SpaceX, la società aerospaziale del miliardario che ha inventato la supercar elettrica Tesla, ha lanciato il Falcon9, un missile che conteneva 10 satelliti.

La notizia era che a 4 mesi dall’incidente di Cape Canaveral (da dove negli Anni ’80 partivano le navicelle Shuttle) quando un razzo, sempre un Falcon9, esplose sulla rampa di lancio. la SpaceX ha ripreso lanci. La seconda è che i satelliti sono del consorzio Iridium, la più vecchia costellazione di transponder per telecomunicazioni, che è al centro del maggiore programma di rinnovo della storia delle Tlc nello spazio. Quella di Iridium, in servizio da fine anni ’90, è la più grande costellazione di satelliti commerciali (che fornisce il 100% di copertura nelle comunicazioni a livello globale).

I satelliti Iridium Next sono stati consegnati sull’orbita terrestre bassa un’ora dopo il decollo. Questo era il primo di una serie di lanci previsti per i prossimi 18 mesi e segna il principio di uno dei più grandi “aggiornamenti tecnici” nella storia. Una volta spiegato nella sua interezza, Iridium Next, renderà effettiva una nuova banda larga per le Tlc. Tra i nuovi servizi che i satelliti di ultima generazione offriranno figura la sorveglianza dell’intero globo in tempo reale. Le applicazioni concrete sono molteplici: si potrà ad esempio ampliare la visibilità dei velivoli su tutto il pianeta.

I primi 10 satelliti Iridium Next sono stati consegnati a un’orbita di parcheggio temporaneo a 625 chilometri, dove verranno testati e messi in funzione da Iridium nelle prossime settimane. Una volta superati i test, i satelliti verranno trasferiti nella loro orbita effettiva, a 780 km dalla Terra; e inizieranno a fornire servizi ai clienti Iridium. I nuovi satelliti saranno posizionati, uno ad uno, accanto ai satelliti esistenti, ormai arrivati a fine vita, a una velocità di 17mila chilometri orari. I vecchi satelliti verranno fatti rallentare e fatti uscire dall’orbita, cadendo sulla Terra. Si autodistruggeranno al contatto con l’atmosfera.

Dietro la nuova famiglia di satelliti c’è anche un pezzo di Italia: il fornitore principale del Sistema Informatico è Thales Alenia Space, società in comune tra la francese Thales e la romana Finmeccanica. Il gruppo franco-italiano, assieme al partner Orbital ATK, è stato parte integrante nello sviluppo del programma Iridium NEXT, dalla progettazione alla produzione dei satelliti stessi (una catena di montaggio per 18 stazioni all’avanguardia). “Essere alla guida di un team mondiale per la produzione, l’assemblaggio, il test e per la preparazione di ogni satellite per questo momento è stato davvero emozionante,” ha affermato Bertrand Maureau, Vicepresidente Esecutivo delle Telecomunicazione a Thales Alenia Space.