Dopo Snapchat anche TikTok? È la domanda più ricorrente, dopo che Facebook ha rilasciato – in beta – una nuova applicazione chiamata Collab che, almeno in parte, prende spunto proprio da TikTok, social network dei video brevi che trionfa nelle classifiche degli store. Al momento Collab funziona solo su invito, ed è stato progettato solo per iOS. Ma i ben informati giurano che questa piattaforma è destinata a fare strada. Perché il collegamento con Snapchat? È una storia un po’ vecchia, ma non per questo poco importante. Facciamo allora un passo indietro.

È una mattina del novembre 2013, e il telefono del fondatore di Snapchat, Evan Spiegel, inizia a squillare. Dall’altra parte c’è Mark Zuckerberg, Ceo e padrone di Facebook. «Ciao Evan, ho un assegno da 10 miliardi per te, in cambio della tua piattaforma». La proposta suona più o meno così. È il giorno che potrebbe cambiare la storia di Snapchat, e in fondo anche quella di Spiegel. Ma il giovane Evan, che le cronache raccontano fin troppo smaliziato, declina e mette giù. Ha ben altre idee per la testa. Il suo Snapchat viaggia veloce e decide di correre da solo. E allora cosa succede? Succede che Zuckerberg decide di investire parte di quei famosi 10 miliardi in ricerca e sviluppo, per copiare in modo quasi spudorato i servizi di Snapchat, per proporli sulle sue piattaforme, in particolare su Instagram dove vanno a gonfie vele le IG Stories, con tassi di crescita enormi.

Come Snapchat qualche anno fa, oggi è TikTok il social emergente. E per Facebook, che del mondo dei social network è un po’ padrone indiscusso, può essere un competitor da tenere d’occhio. Stavolta, però, per Zuckerberg c’è poco margine di trattativa. TikTok è di proprietà della ByteDance, multinazionale con sede a Pechino che dicerto non tremerebbe davanti a un assegno miliardario firmato da Mark. L’app, secondo quelli di Sensor Tower, varrebbe già oltre 18 miliardi di dollari, e conta oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo. E poiché il modello social che è alla base di TikTok (quello delle clip da doppiare) è un autentico successo, allora a Facebook non rimane che riproporlo. Magari dapprima in una app standalone, da integrare successivamente nelle app regine (come Facebook e Instagram).

Va detto che per ora il progetto è più o meno celato. Ma le caratteristiche di Collab sono abbastanza definite. L’idea di fondo è quella di far collaborare i musicisti a distanza (esperimento più volte visto durante questo lockdown). Con Collab, tre tracce audio differenti – registrate a distanza – possono essere mixate per creare un video musicale. Gli stessi video creati dagli utenti, però, possono successivamente essere utilizzati da altri utenti in “modalità TikTok”: quindi le tracce sono disponibili per essere riprodotte da chiunque, anche in forma di doppiaggio.

Per ora, da Menlo Park, minimizzano. L’app è in versione Beta, è utilizzabile su invito e funziona solo per i proprietari di iPhone negli Stati Uniti e in Canada. Ma il team Npe (la struttura di Facebook che si occupa delle app sperimentali) che ha lavorato sul prodotto per alcuni mesi, sta già riempiendo il feed con clip utilizzabili da cui i nuovi utenti.
È oggettivamente difficile, oggi, ipotizzare se e quando Facebook proporrà i suoi video brevi in stile TikTok. Ma tutte le strade portano in questa direzione. Compresa Collab.