Negli Stati Uniti con Google Express si possono ordinare prodotti da una cinquantina di negozi con un semplice comando a Google Home, mentre in Gran Bretagna Virgin Trains permette di acquistare biglietti tramite Echo. Gli assistenti vocali di Google e Amazon diventano così lo strumento per acquistare nella maniera più naturale possibile, la voce: a pagare ci pensa l’assistente in autonomia con la carta di credito associata. Intanto l’intelligenza artificiale associata all’Internet of Things avvicina il momento in cui il frigorifero farà la spesa non appena latte, insalata o uova finiscono. Senza tenere conto che la tecnologia trasforma rapidamente i sistemi di identificazione. Amazon Go si prepara a sbarcare a Londra con il supermercato dove si entra, si mette la spesa nel carrello e si esce senza passare dalla cassa: il cliente viene identificato via telefonino mentre i sensori registrano i prodotti acquistati e fanno il conto. La cinese Alipay ha lanciato con “Smile to Pay” il pagamento in negozio con riconoscimento facciale: basta metterci la faccia.

Sono alcune delle modalità più innovative, ormai a portata di mano, che stanno trasformando l’atto conclusivo della transazione in un’azione semplice e naturale, quasi invisibile. Forse perché, in effetti, mettere mano al portafoglio non piace a nessuno. Ma soprattutto perché il digitale permette di trovare modalità sempre più innovative per rendere indolore il pagamento, senza però perdere tutte le informazioni e i dati che alla transazione sono agganciati. Anzi, trasformandoli nel vero valore che potrà sprigionare il pagamento, ormai destinato a diventare “commodity” poco remunerativa.

Anche in Italia i sistemi digitali innovativi fanno breccia. In un ecosistema di denaro sempre più digitale – i pagamenti tramite carta hanno raggiunto i 240 miliardi di euro (+9% annuo), il 37% del totale delle transazioni delle famiglie italiane – sono i pagamenti innovativi a registrare la crescita più elevata: +55% a 79 miliardi, stando ai numeri che l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano presenta oggi. A fare da traino di questo segmento sono le carte contactless, con un miliardo di transazioni per un controvalore di 46 miliardi di euro, e i pagamenti in mobilità (mobile proximity payment), ancora con volumi bassi (530 milioni di euro), ma con una crescita esponenziale (+650%) che potrà permettere di raggiungere 5-10 miliardi di euro in un paio d’anni.

«Il pagamento diventa sempre più “invisibile” e la semplicità dell’interfaccia risulterà cruciale per determinare le abitudini dei consumatori. Attorno alla transazione la differenza la faranno i servizi aggiuntivi, sempre più integrati nell’atto del pagamento», spiega Ivano Asaro, direttore dell’Osservatorio del Politecnico. Per esempio l’utente potrà contare sulla rendicontazione dei movimenti per periodi o tipologie di consumi per monitorare facilmente gli acquisti oppure decidere di accantonare alcune somme in un salvadanaio digitale. Ci sono già app che lo fanno, come altre che propongono rateazioni e finanziamenti al momento dell’acquisto oppure sconti e offerte personalizzate. «È ancora presto – aggiunge Asaro – per capire quali tipologie di servizi aggiuntivi potranno affermarsi nei mobile wallet. Gli attori dovranno ponderare bene le scelte tenendo conto anche della percezione che i consumatori hanno e trovando strategie per vincere la resistenza al cambiamento delle abitudini da parte degli utenti».

Tra piattaforme, device e processi, la tecnologia rivoluziona lo scenario competitivo: «Per le banche la sfida è quella di trasformarsi in piattaforme in grado di offrire al cliente i servizi, di pagamento e non, migliori disponibili sul mercato, facendo ricorso anche a collaborazioni con quegli attori esterni che hanno altre competenze, in una logica di coopetition, di competizione e collaborazione, attraverso l’open banking», conclude Asaro. Sotto la spinta della Psd2, che obbliga le banche ad aprire i conti correnti a terze parti, il bouquet di offerte diventa per gli istituti tradizionali una modalità essenziale di fidelizzazione del cliente puntando poi sui servizi ad alto valore aggiunto. Lo strumento è l’open Api, il software che permette facilmente di dialogare tra sistemi diversi. La spagnola Bbva ha creato un Api Market aperto per poter offrire ai propri clienti servizi di terzi mentre Citibank aggrega diversi sistemi di pagamento sfruttando le Api delle nove più grandi banche Uk. Anche in Italia Tim ha potuto creare in maniera semplice il wallet Tim Pay con le Api fornite dalla piattaforma di Fabrick.

Perché lo scenario competitivo si allarga ai terzi, che si chiamano Apple, Samsung, Amazon, Facebook e Google, che hanno dalla loro una base enorme di utenti connessi in continuo di cui sanno preferenze e comportamenti. Ma anche startup specializzate in singoli servizi, in grado di ottimizzare la user experience e sfruttare il know-how tecnologico, molte delle quali hanno raggiunto valutazioni da “unicorno”. La concorrenza-cooperazione diventa totale e senza più ruoli fissi. L’unica certezza è che chi rimane fermo è perduto.

Negli Stati Uniti con Google Express si possono ordinare prodotti da una cinquantina di negozi con un semplice comando a Google Home, mentre in Gran Bretagna Virgin Trains permette di acquistare biglietti tramite Echo. Gli assistenti vocali di Google e Amazon diventano così lo strumento per acquistare nella maniera più naturale possibile, la voce: a pagare ci pensa l’assistente in autonomia con la carta di credito associata. Intanto l’intelligenza artificiale associata all’Internet of Things avvicina il momento in cui il frigorifero farà la spesa non appena latte, insalata o uova finiscono. Senza tenere conto che la tecnologia trasforma rapidamente i sistemi di identificazione. Amazon Go si prepara a sbarcare a Londra con il supermercato dove si entra, si mette la spesa nel carrello e si esce senza passare dalla cassa: il cliente viene identificato via telefonino mentre i sensori registrano i prodotti acquistati e fanno il conto. La cinese Alipay ha lanciato con “Smile to Pay” il pagamento in negozio con riconoscimento facciale: basta metterci la faccia.

Sono alcune delle modalità più innovative, ormai a portata di mano, che stanno trasformando l’atto conclusivo della transazione in un’azione semplice e naturale, quasi invisibile. Forse perché, in effetti, mettere mano al portafoglio non piace a nessuno. Ma soprattutto perché il digitale permette di trovare modalità sempre più innovative per rendere indolore il pagamento, senza però perdere tutte le informazioni e i dati che alla transazione sono agganciati. Anzi, trasformandoli nel vero valore che potrà sprigionare il pagamento, ormai destinato a diventare “commodity” poco remunerativa.

Anche in Italia i sistemi digitali innovativi fanno breccia. In un ecosistema di denaro sempre più digitale – i pagamenti tramite carta hanno raggiunto i 240 miliardi di euro (+9% annuo), il 37% del totale delle transazioni delle famiglie italiane – sono i pagamenti innovativi a registrare la crescita più elevata: +55% a 79 miliardi, stando ai numeri che l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano presenta oggi. A fare da traino di questo segmento sono le carte contactless, con un miliardo di transazioni per un controvalore di 46 miliardi di euro, e i pagamenti in mobilità (mobile proximity payment), ancora con volumi bassi (530 milioni di euro), ma con una crescita esponenziale (+650%) che potrà permettere di raggiungere 5-10 miliardi di euro in un paio d’anni.

«Il pagamento diventa sempre più “invisibile” e la semplicità dell’interfaccia risulterà cruciale per determinare le abitudini dei consumatori. Attorno alla transazione la differenza la faranno i servizi aggiuntivi, sempre più integrati nell’atto del pagamento», spiega Ivano Asaro, direttore dell’Osservatorio del Politecnico. Per esempio l’utente potrà contare sulla rendicontazione dei movimenti per periodi o tipologie di consumi per monitorare facilmente gli acquisti oppure decidere di accantonare alcune somme in un salvadanaio digitale. Ci sono già app che lo fanno, come altre che propongono rateazioni e finanziamenti al momento dell’acquisto oppure sconti e offerte personalizzate. «È ancora presto – aggiunge Asaro – per capire quali tipologie di servizi aggiuntivi potranno affermarsi nei mobile wallet. Gli attori dovranno ponderare bene le scelte tenendo conto anche della percezione che i consumatori hanno e trovando strategie per vincere la resistenza al cambiamento delle abitudini da parte degli utenti».

Tra piattaforme, device e processi, la tecnologia rivoluziona lo scenario competitivo: «Per le banche la sfida è quella di trasformarsi in piattaforme in grado di offrire al cliente i servizi, di pagamento e non, migliori disponibili sul mercato, facendo ricorso anche a collaborazioni con quegli attori esterni che hanno altre competenze, in una logica di coopetition, di competizione e collaborazione, attraverso l’open banking», conclude Asaro. Sotto la spinta della Psd2, che obbliga le banche ad aprire i conti correnti a terze parti, il bouquet di offerte diventa per gli istituti tradizionali una modalità essenziale di fidelizzazione del cliente puntando poi sui servizi ad alto valore aggiunto. Lo strumento è l’open Api, il software che permette facilmente di dialogare tra sistemi diversi. La spagnola Bbva ha creato un Api Market aperto per poter offrire ai propri clienti servizi di terzi mentre Citibank aggrega diversi sistemi di pagamento sfruttando le Api delle nove più grandi banche Uk. Anche in Italia Tim ha potuto creare in maniera semplice il wallet Tim Pay con le Api fornite dalla piattaforma di Fabrick.

Perché lo scenario competitivo si allarga ai terzi, che si chiamano Apple, Samsung, Amazon, Facebook e Google, che hanno dalla loro una base enorme di utenti connessi in continuo di cui sanno preferenze e comportamenti. Ma anche startup specializzate in singoli servizi, in grado di ottimizzare la user experience e sfruttare il know-how tecnologico, molte delle quali hanno raggiunto valutazioni da “unicorno”. La concorrenza-cooperazione diventa totale e senza più ruoli fissi. L’unica certezza è che chi rimane fermo è perduto.