Ogni passo che facciamo è un micro-terremoto: produce piccole vibrazioni che si propagano attraverso la superficie terrestre. Altre attività umane, come l’edilizia e i trasporti, i concerti e gli stadi, producono vibrazioni molto più forti, che gli scienziati rilevano sui loro sismografi. Ma durante il lockdown, quando le attività umane si sono bloccate per la pandemia di Covid-19 nella prima parte di quest’anno, l’Antropocene ha ceduto il passo all’Antropausa.

Il primo studio sugli effetti della pandemia sulla crosta terrestre, pubblicato su Science, ha rilevato un calo macroscopico del 50% nell’attività sismica globale. L’ondata di calma e di silenzio (”Global quieting” è chiamata nel titolo dello studio) che ha percorso il pianeta fra marzo e maggio di quest’anno ha permesso agli scienziati di raccogliere dati senza precedenti sull’attività sismica naturale.

Con gli aerei a terra, le auto parcheggiate, i cantieri fermi, le navi da crociera attraccate e i concerti annullati, gli scienziati del Royal Observatory del Belgio e di altre cinque istituzioni scientifiche hanno rilevato un calo macroscopico di vibrazioni, soprattutto in aree urbane densamente popolate come New York o Singapore, ma anche in regioni remote, dalle miniere abbandonate della Foresta Nera in Germania (considerata uno dei luoghi più tranquilli della Terra) alle rive del fiume Kavango nel Nord della Namibila.

Riduzione di rumore mai vista

Utilizzando i dati raccolti da 268 stazioni sismiche in 117 paesi, gli scienziati hanno osservato una riduzione significativa dell’attività sismica in 185 sismografi. I dati hanno rivelato che l’ondata di silenzio è iniziata in Cina alla fine di gennaio, per poi allargarsi all’Italia e al resto dell’Europa, fino ad arrivare in Nord America durante il mese di marzo.

«Questo periodo di quiete è la più lunga e profonda riduzione del rumore sismico causato dall’uomo da quando abbiamo iniziato a monitorare la Terra in dettaglio, utilizzando vaste reti di sismografi», spiega Stephen Hicks dell’Imperial College di Londra, uno degli autori dello studio. Per Hicks, l’attività umana rilevata dai sismografi è un problema non da poco: in alcuni casi, gli esseri umani producono così tanto rumore da distorcere i segnali dei terremoti.

In questi mesi, però, le interferenze si sono fortemente attenuate. «Il nostro studio evidenzia in modo univoco l’impatto delle attività umane sulla crosta terrestre e punta a farci distinguere più chiaramente le differenze fra il rumore sismico umano e quello naturale», precisa Hicks. Un bel vantaggio per la ricerca sismologica.

Isolati i rumori naturali

Ora gli scienziati saranno in grado di esaminare i dati raccolti durante il blocco e di usarli per separare i rumori umani dai rumori sismici naturali. «Siamo riusciti a definire meglio le forme delle onde sismiche generate dall’uomo, il che renderà più facile poterle filtrare in futuro», commenta Mika McKinnon, dell’Università della Columbia Britannica, che ha partecipato allo studio.

Con l’aumentare del rumore generato dall’uomo, a causa della crescita della popolazione globale e dell’espansione urbana, diventa sempre più difficile per i sismologi sentire cosa sta succedendo sotto la superficie terrestre. Ma queste informazioni sono cruciali per attribuire delle “impronte digitali” alle singole vibrazioni, in modo da tenere traccia delle attività sismiche tipiche lungo le diverse faglie e di identificare le anomalie potenzialmente pericolose per la popolazione in superficie.

«È importante identificare tutti i piccoli segnali, perché possono indicare se una faglia geologica, ad esempio, sta alleggerendo le sue tensioni con molti piccoli terremoti o se è in una fase di calma apparente e la tensione si sta accumulando sul lungo periodo», precisa Hicks.

Questi nuovi dati non significano che saremo in grado di prevedere i terremoti con maggiore precisione, ma consentono qualche passo avanti in una disciplina in perenne competizione con il rumore umano. «Il nostro studio offre agli scienziati una visione più pulita dell’attività vulcanica del pianeta e potrebbe generare altri studi che ci aiuteranno ad ascoltare meglio la Terra, cogliendo segnali naturali che altrimenti avremmo perso», rileva Hicks.

I rallentamenti nell’attività umana possono accadere, ad esempio nel periodo fra Natale e Capodanno, ma sono per lo più pause molto più brevi e mai su scala globale, com’è successo stavolta.

Alcuni ricercatori hanno già definito questo periodo Antropausa, per le vaste conseguenze del lockdown su scala planetaria, dal crollo delle emissioni climalteranti alla riduzione dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, fino al ritorno della fauna in aree dove non si vede quasi mai, come nel caso dei pesci nei canali di Venezia.

Ora gli effetti dell’Antropausa sono messi in evidenza anche dal calo dell’attività sismica. Per avere un quadro chiaro di come l’Antropausa sia stata percepita nel sottosuolo, i ricercatori hanno utilizzato anche i dati raccolti dai Raspberry Shakes, i sismografi personali utilizzati da hobbisti. Nuove tecnologie come il Raspberry Pi (un computer delle dimensioni di una carta di credito, su cui si basa anche il Raspberry Shake) ha aperto un nuovo mondo di progetti scientifici, inclusa la ricerca sismologica.

Lo studio ha utilizzato questi dispositivi insieme ai dati sulla mobilità (anonimizzati) raccolti da Google e Apple per rilevare i movimenti umani e abbinare tutte queste osservazioni per capire quali eventi sismici fossero causati dall’uomo e quali fossero naturali. «Con la crescita della popolazione globale, un numero sempre maggiore di persone vivrà in aree geologicamente pericolose – ha spiegato il sismologo e autore principale dello studio, Thomas Lecocq del Royal Observatory of Belgium -. È quindi più importante che mai distinguere tra segnali naturali e rumore causato dall’uomo, in modo da poter ascoltare e monitorare meglio i movimenti del suolo sotto i nostri piedi. Il nostro studio potrebbe aiutare a dar vita a questa nuova disciplina».