La lotta all’emergenza climatica si combatte anche dallo spazio. Grazie al monitoraggio dei satelliti, nei prossimi anni sarà possibile misurare con precisione molto più accurata le emissioni di gas serra derivanti dalle

attività umane. Come si è visto già nel periodo del lockdown, quando il sistema di monitoraggio dell’Agenzia spaziale auropea, Copernicus Sentinel, ha identificato un crollo delle emissioni di biossido di azoto sulla Pianura Padana nel periodo del lockdown, i satelliti possono fornire dati preziosi per definire le misure più adatte alla difesa del clima.

Con questo obiettivo verrà lanciato nel 2022 il nuovo satellite MethaneSat, per iniziativa dell’Environmental Defense Fund, una delle più attive organizzazioni ambientaliste mondiali, specializzata nelle soluzioni innovative ai problemi ambientali più gravi.

Il satellite, presentato qualche giorno fa, è stato ideato per individuare le aree precise e l’ampiezza delle emissioni di metano nel mondo – che dipendono soprattutto dalle fughe di gas dagli impianti di estrazione di gas e petrolio, oltre che dai gasdotti – con l’intenzione di rendere pubblici tutti i dati rilevanti, in modo da indurre aziende e governi a intervenire per ridurre queste emissioni.

Gli effetti del metano

Il metano è un potentissimo gas serra, con un potenziale climalterante 25 volte superiore a quello della CO2 in un arco temporale di un secolo, e la sua concentrazione in atmosfera è in forte crescita negli ultimi anni, dopo un periodo di sostanziale stabilità fra il 1990 e il 2007. Le cause di questa impennata sono da attribuire principalmente alle perdite di gas dagli impianti non convenzionali di fracking, il sistema estrattivo dello shale gas, basato sulla frantumazione idraulica delle rocce argillose ricche di idrocarburi, che da una quindicina d’anni ha riportato in vita l’industria estrattiva degli Stati Uniti.

In base a un recente studio di Robert Howarth, professore di biologia ambientale della Cornell University, oltre la metà dell’aumento totale delle emissioni di metano degli ultimi 15 anni deriva dalle fughe di gas dagli impianti di fracking.

Un altro studio, realizzato dagli scienziati dell’Environmental Defense Fund, di Harvard, Georgia Tech e del Netherlands Institute for Space Research, su dati dell’Agenzia spaziale europea, dimostra che la produzione non convenzionale di petrolio e gas nel vasto Bacino Permiano, fra il Texas e il Nuovo Messico, sta rilasciando metano a un tasso 15 volte superiore rispetto ai tetti fissati dalle major globali.

«Questi risultati dimostrano la capacità della tecnologia satellitare di monitorare le emissioni a effetto serra e di fornire i dati necessari sia alle aziende che ai regolatori per sapere dove bisogna intervenire per tagliarle», ha commentato Steven Hamburg, Chief Scientist dell’Environmental Defense Fund.

Non a caso, l’Agenzia spaziale europea sta potenziando il sistema Copernicus atmosphere monitoring service con il lancio di tre satelliti del programma Sentinel-7 in grado di misurare con maggiore accuratezza la concentrazione di anidride carbonica in superficie, allargando l’area di analisi a 250 chilometri, ben al di sopra degli attuali 15 km degli attuali satelliti.

Il set di dati così raccolto potrà essere incrociato con quelli provenienti dalle misurazioni superficiali e con gli inventari delle emissioni prodotti dai vari Paesi, contribuendo all’identificazione delle attività umane all’origine delle emissioni di CO2.

Satellite ad alta risoluzione

Per rendere ancora più fruibile il rilevamento di metano, Edf ha deciso invece di lanciare in orbita MethaneSat, un satellite progettato per monitorare il territorio a scadenze più ravvicinate, inferiori a sette giorni, scandagliando regolarmente una cinquantina di aree, che rappresentano oltre l’80% della produzione mondiale di petrolio e gas. Con una risoluzione spaziale moderatamente alta e un’elevata precisione, il nuovo satellite sarà in grado di rilevare fonti di emissioni ancora più ridotte.

Puntando solo sul metano, MethaneSat sarà meno costoso e più rapido da lanciare rispetto ai satelliti multifunzione costruiti dalle agenzie governative spaziali, unendo i vantaggi economici di ciascun modello e offrendo risultati disponibili a tutti. I dati critici saranno comunicati in tempo reale, in modo da colmare le lacune significative dei dati pubblicati da altri sistemi satellitari, consentendo alle aziende e ai governi di prendere decisioni migliori e di agire tempestivamente.

«MethaneSat è complementare ai satelliti esistenti, in quanto apporta una maggiore capacità di identificare e quantificare con costanza le fughe di metano quasi ovunque sul pianeta. Si tratta di una missione sofisticata con uno scopo unico e cioè di abbattere il più velocemente possibile le emissioni di metano, rendendole visibili», ha spiegato Hamburg, co-responsabile del progetto.

Il lancio del nuovo satellite sarà molto importante per l’Europa, principale consumatrice di gas del mondo. La metà di tutto il gas negoziato a livello internazionale viene consumato nel Vecchio Continente e le importazioni dell’Ue sono in aumento. «In un momento in cui l’Europa sta discutendo quale ruolo attribuire al gas nella transizione energetica, è importante far emergere l’importanza del metano fra le cause dell’effetto serra», ha affermato Poppy Kalesi, direttore delle politiche energetiche di Edf.

«L’Unione europea ha il dovere di stabilire standard precisi per il gas che consuma. Senza una forte politica sul metano, non c’è alcuna garanzia che il gas dia un contributo positivo alla transizione verso un futuro a zero emissioni», ha aggiunto Kalesi. Sul tema delle emissioni di metano, l’associazione Amici della Terra sta conducendo uno studio per conto dell’Edf sui dati quantitativi e qualitativi della filiera in Italia, ma anche sul ruolo del metano nell’ambito del Green Deal europeo, che sarà finalizzato nella seconda metà del 2020.