Dopo la deludente trimestrale natalizia, la prima in dieci anni ad aver riportato un calo di profitto e fatturato (assiema alla battuta d’arresto degli iPhone, con ricavi in discesa del 15%), Apple potrebbe far scattare una controffensiva in grande stile. Senza limitarsi stavolta soltanto a premere l’acceleratore sugli investimenti in ricerca & sviluppo o sulla tradizionale politica di acquisizioni di piccolo cabotaggio, ma cercando una grossa “preda” in grado di ridare smalto a profitti e titolo: con oltre 130 miliardi di dollari di liquidità netta, il denaro non manca al colosso di Cupertino.

Ma chi potrebbe concretamente finire nel mirino della Mela per contribuire a garantirle un futuro meno incatenato al suo prodotto di punta? Le indiscrezioni sui media si rincorrono, partendo da costrutori auto e social (Tesla e Twitter, tra l’altro a prezzi di saldo) per approdare a colossi dei pagamenti online come PayPal o giganti media come Sony Pictures o Spotify. Tutte, naturalmente, smentite o nemmeno commentate dal quartiere generale di Cupertino. Ed è vero che la Mela ha una storia di acquisizioni esterne di piccolo calibro, orbitanti per o più intorno al prodotto totem e alle sue applicazioni (per esempio l’assistente vocale Siri o le tecnologie di riconoscimento facciale 3D): acquisti da “appena” centinaia di milioni di dollari, con un record di tre miliardi toccato per Beats Electronic.

La musica però ora potrebbe cambiare, spiega un intrigante report di Jp Morgan, visto che Tim Cook potrebbe finalmente decidere di rompere il colossale porcellone salvadanaio della Mela per difendere l’azienda «dalle rivoluzioni “disruptive” viste spesso nel mondo tecnologico e in passato trainate a volte dalla stessa Apple», come scrive l’analista Samik Chatterjee. Ma quali sono in concreto i settori su sui dovrebbe rivolgere la sua attenzione Cupertino?

Sono tre i settori verticali davvero promettenti per un’azienda come Apple, spiega il report di Jp Morgan, in grado di «fornire valore strategico e opportunità di crescita potenziale» per vendere prodotti ma soprattutto servizi: videogame, diffusori e speaker per le “smart home” e contenuti video.

Partiamo dai videogiochi. Apple dovrebbe farci un pensierino per almeno tre motivi. In primo luogo, stanno rapidamente spostandosi da piattaforme fisse al mobile; secondo, la fame di potenza di calcolo richiesta dal gaming traina le vendite di nuovi smartphone: terzo, le sinergie del settore gaming con la leadership dell’iPhone su realtà virtuale o realtà aumentata sono assai promettenti.

Ma su quale “preda” affilare i denti, Nintendo, Electronic Arts o Activision Blizzard? JpMorgan non ha dubbi: la terza. Activision, che ha un valore di mercato di circa 36 miliardi di dollari, è una piattaforma meno “chiusa” di quella di Nintendo, più orientata al futuro di una Mela che per certi versi si sta aprendo a partnership, come quella di Apple Music con Amazon Alexa o Apple TV con Samsung, LG e Vizio.

Secondo settore “caldo” per Cupertino è quello degli smart home speaker, i diffusori acustici di ultima generazione per la “casa intelligente”, ideali per sinergie con Apple Music e in generale per “agganciare” nuove fasce di clientela. Un buon affare potrebbe per esempio essere rappresentato da Sonos, brand premium nel settore, che secondo gli analisti di JpMorgan aprirebbe a Cupertino le porte di una clientela fedele e dalle buone disponibilità economiche, perfetta per tirare la volata ad Apple Music cercando di contrastare Amazon Alexa e Google Home. Sonos ha una capitalizzazione di Borsa di circa 1,2 miliardi di dollari: spiccioli per l’azienda fondata da Steve Jobs.

Infine i contenuti video, perfetti per la piattaforma streaming annunciata da Tim Cook: per aggredire questo mercato alla grande Jp Morgan suggerisce addirittura di portare a casa il colosso Netflix, che vale poco meno di 190 miliardi di dollari.