Verrua Savoia, Monferrato, 60 chilometri da Torino e 287 metri sul livello del mare. Quasi 32 chilometri quadrati di estensione per 1477 residenti.

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Troppe colline, troppo piccolo, troppe poche persone perché i grandi gestori decidano di investire sulla rete via cavo. Il comune piemontese, che sembrava destinato al digital divide, è diventato il primo, in Italia, ad avere la banda larga gestita dai cittadini: il 28 novembre è stata presentata infatti l’associazione di promozione sociale “Senza fili, senza confini”, formata da 29 verruesi e registrata come Internet Service Provider il 18 ottobre 2014. Con la benedizione degli stessi big player. Com’è possibile?

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Tutto inizia nel 2006, quando il comune decide di finanziare con una borsa di studio di 5000 euro un’attività sperimentale degli iXem Labs del Politecnico di Torino, specializzati nello studio di sistemi di comunicazioni wireless. Daniele Trinchero, ingegnere elettronico, fondatore e direttore degli iXem nonché «verruese da generazioni», realizza con i suoi studenti dei router alternativi e a bassissimo costo: «abbiamo costruito un doppio ponte radio di 40 chilometri con assemblaggi di pc in disuso».

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Per far diventare un pc un router wifi, inseriscono un microchip («grande quanto un’unghia») preso da vecchie schede radio e collegano il tutto a delle antenne dismesse dagli operatori radiofonici. Verrua Savoia ha un collegamento a Internet.

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La banda (2 Mb/s) viene fornita da un provider commerciale, ed è utilizzata di giorno dal comune, di pomeriggio, di notte e nel weekend dai cittadini. Che cominciano a prenderci gusto.

Sono le prove generali di Verrua Senza Fili, progetto che dal 2010 ha visto cooperare il laboratorio, il comune, il Ministero dello Sviluppo Economico e il consorzio TopIX (che riunisce dal 2002 i gestori con lo scopo di creare e mantenere un punto neutrale di accesso nell’area del Nord Ovest del Piemonte) in un altro esperimento inedito: «abbiamo chiesto al consorzio se in cambio dei risultati della sperimentazione volessero aiutarci». E il consorzio aiuta, concedendo ospitalità gratuita al nodo di Internet Exchange regionale e supporto nel portare la banda da Vercelli a Verrua, dopo l’ok ricevuto dal Ministero dello Sviluppo Economico a montare dei ponti di collegamento. Trinchero e i suoi ragazzi realizzano, in circa quattro anni, sette ponti radio e dieci sistemi di distribuzione, con copertura del 100% del territorio comunale.

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Dal 31 agosto 2010 i cittadini di Verrua si ritrovano la possibilità di usufruire, gratuitamente, di una connettività superiore alle ADSL rurali tradizionali senza limiti temporali.  La rete cresce in portata di banda (40 Mb/s nel 2010, 80 Mb/s nel 2011, 200 Mb/s nel 2012, circa 500 Mb/s nel 2013) ma soprattutto nel numero di utenti: 88 a fine 2010, 182 a fine 2011, 210 a fine 2012, 230 a fine 2013, 250 a maggio 2014, 260 oggi.

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«È diventato, o forse lo è stato da subito, un esperimento sociale» racconta Trinchero. «Si è creato un passaparola che ha vinto la comprensibile diffidenza: avere 260 utenze collegate, in un paese dove la metà delle 600 famiglie è monoindividuale o costituita da coppie over 70, è praticamente il 100%. Non si collegavano solo perché era gratis: si è formato un senso di comunità, quando ci sono stati problemi, molti ci aiutavano a risolverli».

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Dal ripulire i pannelli solari in cima alla collina al segnalare eventuali guasti, tra fulmini, cali di tensione, limitazione ai canali radio imposti da vegetazione più o meno occasionale,  «la comunità ha unito le risorse e le energie per mantenere bene ciò che doveva essergli dato e si è costruita e mantenuta da sé». Anche se i trasmettitori si bloccano giorno di Natale.

Perché Trinchero, che dalle sue colline ha portato il wifi in Amazzonia e nelle isole Comore, in Africa, di questa comunità è parte, da sempre.

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«Il progetto finirà a dicembre 2014, ma non volevamo abbandonare questo patrimonio tecnico e relazionale al suo destino. Ci siamo detti: “facciamo noi gli operatori”, ma il nostro guadagno sarà il servizio, non la moneta».

L’associazione “Senza Fili, Senza Confini”  non potrà, per statuto, fare business e i 29 fondatori non percepiranno alcun tipo di stipendio. Il consorzio Top-Ix e il registro degli operatori di rete vede la nascita di un soggetto nuovo, e cooperante: gli iscritti all’associazione (unica condizione, essere residenti a Verrua) a partire dal 1° gennaio («che non sarebbe stato giusto farli pagare per un mese») con una quota annua di 50 euro, copriranno i costi vivi di banda acquistandola dagli operatori “tradizionali” e mantenendo quindi il servizio dei 20 megabit. Che l’infrastruttura ormai c’è, e la manutenzione è “fai-da-te” grazie agli I-Xem che hanno diffuso il know-how di base.

«Vogliamo essere il braccio operativo sui territori dei gestori tradizionali» rincara Trinchero. Gestori soddisfatti perché «non avrebbero mai investito su un territorio così e adesso possono guadagnare dalla vendita di banda. Da parte loro, i cittadini hanno il servizio ma lo ottengono a costi bassissimi».

Un modello win-win che esportabile in tantissimi comuni rurali. «È tutto in open source, compreso lo statuto, se altri vogliono prendere questa esperienza e replicarla lo facciano, l’importante è che sia uguale lo scopo: non guadagnarci un euro, ma creare comunità e servizi».

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Perché «le telecomunicazioni hanno un valore sociale fortissimo: permettono lo scambio di informazioni, di formazione ma soprattutto il mantenimento delle culture locali. Ecco, quello che manca in questo momento, è la possibilità di preservare la cultura locale, perché le ICT non ci sono proprio dove la cultura locale è più forte: nelle campagne. Il tentativo è quello di avvicinare le generazioni, di creare le condizioni perché non ci sia più una doppia velocità».

Creare valore aggiunto locale, connettendosi al globale. “Senza fili, senza confini”.