Nel centro di Milano, nel quartiere Isola, proprio all’ombra dei nuovi grattacieli dalle vetrate sfavillanti sorgerà il primo apiario d’artista realizzato da Green Island in collaborazione con Legambiente. Le api metropolitane avranno a loro disposizione arnie di design. La fatica loro (e degli apicoltori) produrrà il «Mi-Mi», miele Milano, la cui prima raccolta è prevista per la primavera del 2016. L’installazione di questa oasi urbana si attende all’inizio di settembre. Per finanziare il progetto è già partita la campagna di crowdfunding «Adotta un’arnia», con un contributo a partire da trecento euro si potrà ricevere il miele milanese.

L’iniziativa fa parte di un lungo lavoro per portare il verde nella città che ha la fama di essere grigia. Claudia Zanfi, curatrice del progetto e coordinatrice di Green Island, dice senza mezzi termini: «Nel 2002, quando il progetto Green Island è cominciato, il quartiere Isola sembrava il Bronx. Con artigiani locali e designer abbiamo cominciato, con piccoli gesti, a punteggiarlo di verde». Un amore per gli orti urbani «before it was cool» e in parte ereditato: «Mio nonno era giardiniere». L’idea degli alveari di città ha cominciato a ronzarle in testa anche grazie al suo lavoro di docente di Storia dell’arte alla Middlesex University di Londra. Perché lì, sul tetto dell’ateneo, c’è un alveare di cui si prendono cura gli studenti.

All’estero, l’esperienza dell’allevamento delle api in città è già consolidata. A dare il la è stata New York. Da lì il trend si è diffuso a macchia di leopardo in città come Melbourne, Tokio e Parigi. Gli alveari della capitale francese sono trés chic come quello creato dalla Louis Vuitton nella storica sede parigina e dalle Galeries Lafayette.
In Italia, sono stati i torinesi i primi ad avere la soddisfazione di riempire le dispense con vasetti autoprodotti colmi di miele grazie al progetto Urbees (una crasi tra Urbs, città in latino, e il nome inglese per le api, bees). Nel capoluogo piemontese, infatti, sono stati già realizzati diversi apiari.

Adesso che l’esperienza sta partendo anche a Milano, Claudia Zanfi sottolinea che non si tratta solo di una moda: «Gli impollinatori proteggono la biodiversità urbana, sono sensori preziosi per monitorare la qualità dell’aria». Gli apiari in città, infatti, consentono di effettuare studi di biomonitoraggio: dall’analisi di miele e cera si possono ricavare dati relativi ai parametri di inquinamento ambientale. Le postazioni degli apiari sono utili per controllare le aree di bottinamento delle api, che si estendono a circa tre chilometri di raggio.

Per apprezzare le api, erroneamente considerate ostili, in un contesto urbano è necessario un cambiamento di mentalità: «Quando l’apiario prenderà il via attiveremo dei laboratori per far conoscere il mondo delle api». La cultura come chiave per abbattere l’ostilità verso le api. Ma con un processo graduale. Nei mesi scorsi, infatti, le immagini delle arnie di design sono state esposte nell’atrio della stazione Garibaldi. In seguito alla mostra «Alveari urbani» sono stati realizzati dei modelli da artigiani locali: «Sono del tutto funzionanti e potrebbero ospitare le api ma rimangono vuoti per motivi di sicurezza». Le arnie d’autore sono sparse nelle aree verdi della città e vi rimarranno fino alla fine di giugno: a Villa Necchi Campiglio, custodita dal Fai, nei Giardini pubblici di via Palestro, nel giardino della Triennale. Pure, sempre nello spirito di avvicinare i più piccoli all’insetto, alla Rotonda della Besana dove c’è il «Museo dei Bambini». Proprio con il «Muba» e «Conapi – Mielizia», Green Island ha realizzato questo mese un laboratorio per bambini e famiglie alla scoperta delle arnie e del mestiere dell’apicoltore.