Si rinventa, si trasforma, si arricchisce, si rende più accessibile e cerca di assecondare le esigenze del lettore-consumatore. Il giornalismo é in pieno restyling, e alcuni diranno da tempo. Un settore che ha osservato per un lungo periodo le onde e i movimenti di questa new wave tecnologica, l’ha toccata, testata e sperimentata dall’esterno e dall’interno, ne é diventata amica e ora ha imparato a flirtare e a fondersi con essa. Perché ciò che li lega é un vicolo stretto e molto chiaro: tutti hanno bisogno di notizie, quindi é necessario una cooperazione per diffonderle al meglio e con qualità. Come trasmetterle e fare ordine a questo rumore di sottofondo? Come soddisfare questa esigenza in modo semplice, leale e trasparente? Consapevoli di questi grandi quesiti alcuni colossi e nomi influenti dell’editoria statunitense aprono nuove strade e creano e-news magazine che fanno del principio di chiarezza e servizio la loro missione. TheUpshot, il nuovo progetto lanciato pochi giorni fa da The New York Times é un esempio. Per David Leonhardt, giornalista a capo del team di The Upshot, fondamentale é aiutare le persone a capire le notizie fra cui quelle relative alla politica, all’economia e anche all’Obamacare. A supportare questa missione entra in gioco un linguaggio colloquiale, mai banale e un po‘ più colto dei vari blog, e soprattutto la narrazione dei data. Data -based reporting, infatti, é figlio di questa nuova era che Felix Salmon, blogger finanziario di Reuters (blogs.reuters.com/felix-salmon/), ha definito “Wonkish Journalism”, dove grafici, numeri e una più dettagliata e scorrevole spiegazione di informazioni complicate rendono questioni spinose comprensibili a chiunque. Un giornalismo più esplicativo, insomma, in cui si identifica anche Vox.com, il progetto editoriale di Erza Klein, ex- The Washington Post celebre per il suo blog Wonkblog, che offre notizie e approfondimenti su temi di attualità. Un compito quest’ultimo che Vox.com svolge, tra l’altro, grazie al “card stacks”, sezione che ha lo scopo di colmare lacune su argomenti di politica, legislazione, e affari internazionali per esempio, offrendo contenuti dal titolo “tutto cio’ che dovete sapere sulla corte suprema”.   Utilizza Slideshow e voci fuori campo per spiegare, in 2 minuti, le vicende legate al Bitcoin. La missione é una sola: stabilire una rapporto di fiducia, una relazione professionale ma allo stesso tempo amichevole con i lettori. I consumatori di notizie, infatti, oggi più che mai sono infedeli a causa della vasta offerta che arrivano da altre fonti non spesso giornalistiche, come per esempio i social media. Una ricerca condotta da Pew Research Center “ State of News Media 2014” riporta che la metà ( degli utenti usano i social network per condividere storie e notizie e un altro 46%  disciute sui fatti di cronaca su Facebook, Twitter. L’utilizzo maniacale dei vari smartphone, inoltre, ha permesso ai cittadini di essere protagonisti delle news. Sempre secondo il Pew Research Center oggi i non professionisti grazie al mobile diventano testimoni oculari di  eventi di cronaca un grande esempio e’ stato l’attentato di Boston e la rivolta ucraina. Storify (storify.com) parte proprio da questo concetto che tutti possono divetare reporter. Si tratta di un popolare social network che consente all’utente di creare storie o timeline utilizzando i social media come Twitter, Facebook, Instagram e LinkedIn. “1.5milioni di persone – dice Yumi Wilson ‎Corporate Communications manager at LinkedIn – usa LinkedIn per condividere articoli vari, soprattutto legati a tematiche lavorative”. La funzione Publishing Platform, simile a un blog, invece permette a influencers di condividere le loro esperienze in un particolare settore. Google offre strumenti a giornalisti e professionisti nel settore media per migliorare la qualità del loro lavoro fra cui google analytics, trends, la possibilità di creare mappe e di usare le potenzialità di google earth. Grazie alla digitalizzazione dell’informazione freelance possono espandere le loro collaborazioni a livello internazionale. Newsmodo (newsmodo.com) una piattaforma, con sede in Australia, mette in contatto giornalisti e fotografi “pellegrini” con le varie organizzazioni media sparse per il mondo. I publisher possono utilizzarla per postare brief su argomenti che intendono pubblicare e i giornalisti possono mandare le loro idee, viceversa i giornalisti possono postare i loro articoli o progetti e fare in modo che le organizzazioni media comprino i loro servizi. Un progetto simile é Etalia.net, platform italiana fondata da Aldo Daghetta, che permette a chiunque di creare il proprio giornale, postare contenuti e leggere i quotidiani o riviste presenti sulla piattaforma. Ispirato dalla cultura delle start up, sovrana nella Bay Area, The San Francisco Chronicle lo scorso febbraio ha aperto il suo incubator. “La missione dell’incubatore – ci dice un portavoce del quotidiano – è quello di produrre un giornalismo migliore. The Chronicle Incubator darà ai giornalisti l’opportunità e la libertà di sviluppare, sezione per sezione, nuove aree di copertura, dando la prorita’ alla digitalizzazione dell’infomazione”. L’Incubatore si trova in una location al di fuori della redazione attuale. “Questo – continua – per permettere ai giornalisti e reporter di pensare fuori dalla scatola, sia in senso letterale che metaforico, tipica del quotidiano. L’obiettivo è quello di promuovere e favorire una nuova cultura di collaborazione, responsabilità, trasparenza e sperimentazione”.  Attitudine quest’ultima che si è trasformata in un vero e proprio mind-set soprattutto quando si parla di storytelling. “Oggi dialoghiamo e comunichiamo visualmente, questo é un dato di fatto – dice Richard Koci Hernandez, (richardkocihernandez.com), produttore di video e linguaggi mutimediali (é stato candidato anche al Pulitzer) e professore di New Media presso la Graduate School of Journalism all’Università di Berkeley . Ogni social network sta ridisegnando se stesso per permette alle immagini di fluire meglio all’interno della struttura della piattaforma e alle storie di essere raccontate con supporti di video, foto e graphic animation”  E’ il caso di Narratively (narrative.ly): una comunità di talentuosi e svariati storytellers. Si tratta di una piattaforma che identifica una sorta di  “slow journalism” poco concentrata sulle breaking news, ma focalizzata sullo sviluppo di temi specifici. Questa settimana per esempio il soggetto é  “How to make it in New York” (come sopravvivere a New York) che raccoglie storie che vanno dall’analisi dei mezzi pubblici, alla pulizia delle strade, a news legate all”Empire State Building alle questioni amorose. I vari temi vengono consumati in una settimana e messi online sotto forma di puntate:  un articolo il lunedi, un documentario animato il martedi, una photo gallery il mercoledi. L’obiettivo é quello di mostrare al lettore le innumerevoli possibilità creative con cui raccontare una storia, che attinge le sue maggiori risorse dalla realtà quotidiana.