I fondi dei filantropi italiani sono diretti soprattutto al nostro Paese. Nel dettaglio, in Italia il 36% tra loro premia cause di rilevanza nazionale, quindi interventi a livello internazionale (24%) e donazioni a favore della propria regione o del proprio territorio di appartenenza (20%). Questi alcuni dei risultati elaborati dal Centro Studi di Fondazione Lang Italia su dati Ocse, Oxfam, Sole 24 Ore, Bnp Paribas, Fondation de France. L’elaborazione è stata presentata durante la terza edizione del «Lang Philanthropy Day», il cui main sponsor è Banca Esperia, che si è tenuta il 19 novembre a Milano per approfondire i temi dell’efficacia dell’azione filantropica e della valutazione dell’impatto sociale con i protagonisti del settore.

Secondo Lucia Martina, segretario generale della Fondazione Lang Italia «Non è possibile orientarsi in questo panorama sempre più complesso se non si riparte dall’uomo e dalla sua intenzione di attivarsi in modo proattivo: ovvero da chi, sia individuo, famiglia, fondazione o impresa, detiene un patrimonio con cui desidera realizzare un reale cambiamento sociale».

La principale ragione che induce verso la donazione è il desiderio di aiutare gli altri, secondo il 60% del campione preso in considerazione. Segue, tra le motivazioni il senso del dovere e il passaggio intergenerazionale di un impegno filantropico avviato. Un impegno concreto che si tramanda, dunque. Il segretario Martina sottolinea: «Qui entra in gioco l’ottica della filantropia strategica, che definisce un percorso di medio-lungo periodo volto a perseguire uno scopo ben delineato, la realizzazione concreta di una visione, un risultato che prende origine dalla volontà stessa del filantropo o dell’investitore sociale: la forza propulsiva originaria».
Tra le fondazioni censite in Italia, si registra una maggiore concentrazione nel Nord Italia. Le cifre, che si riferiscono al 2011 e hanno come fonte Data Warehouse, ne contano 3.890 nel Settentrione, 1.338 al Centro, 725 al Sud e 267 nelle isole. La regione capofila è la Lombardia con 1.802 fondazioni attive.

La principale difficoltà evidenziata dai donatori riguarda la scelta del problema sociale, nel 48% dei casi. L’area di interesse privilegiata è quella della salute (72%), l’ambiente è al secondo posto (60%) e l’inclusione sociale al terzo (40%).
Sono questi gli ambiti di donazione in cui si mira ad alleviare il divario che porterà entro il 2016 l’1% della popolazione mondiale ad avere più ricchezze del restante 99%. Una tendenza che riguarda anche il nostro Paese: nel 2015 il 40% degli italiani più abbienti controlla oltre l’80% della ricchezza nazionale. Ma a ciò si accompagna un cambio di mentalità: i più ricchi sono più inclini rispetto al passato a condividere parte del proprio benessere economico.

A livello mondiale, l’Europa è stata l’area del mondo dove le donazioni filantropiche sono cresciute di più (9%) dal 2013. L’Italia, nonostante una proporzione minore di donatori (30% della popolazione) rispetto ad altri Paesi europei come Svizzera (70%) e soprattutto Paesi Bassi (85%) dove la cultura del dono è più diffusa, è al terzo posto per quanto riguarda l’ammontare delle donazioni individuali (2 miliardi e 600 mila euro) dopo Germania (4 miliardi e 160 mila euro) e Regno Unito (più di undici miliardi di euro).

argomenti
Human Innovation e Humanities