«Avevo bisogno di trovare la mia strada» dice Pietro Scidurlo. L’ha trovata verso Santiago de Compostela: «Quasi un’utopia – dice – che il destino mi riservasse proprio di fare la cosa che mi è negata, mettermi in cammino». Perché Pietro è una persona con disabilità che si muove sulla sedia a rotelle. Eppure, tutta quella strada vuota davanti a sé non l’ha fermato. L’itinerario che porta alla scoperta del sé non l’ha chiuso ma aperto all’altro. Con il supporto di altri membri dell’associazione Free Wheels, di cui è presidente, ha mappato il percorso indicando sentieri alternativi e segnalando con i colori del semaforo l’accessibilità di alberghi e ristoranti trovati lungo il percorso. Il risultato della fatica, non solo letteraria, è stata la «Guida al cammino di Santiago per tutti» scritta con Luciano Callegari ed edita da Terre di mezzo.

Per Pietro « le barriere più grandi sono quelle della mente» e qualche anno fa, passati da poco i trent’anni, era inchiodato a un letto d’ospedale a Magenta. Alla stasi fisica si affiancava quella esistenziale perché, dice: «Non riuscivo ad accettare la mia disabilità». La sorella, per alleviargli la degenza, gli ha portato il libro di Paulo Coelho «Il cammino di Santiago». Si è accesa così una scintilla nella mente di Pietro. Al primo cammino del 2012 ne sono seguiti altri tre. Percorsi anche interiori: «Per me è forte l’elemento del pellegrinaggio religioso, ma ogni persona cerca qualcosa di diverso». Pietro avverte: «Non ho avuto illuminazioni improvvise ma attimi anche duri, in cui ho dovuto affrontare i miei demoni. Durante lo sforzo di una salita molto dura mi sono ritrovato a piangere senza un perché preciso». Momenti intensi ma liberatori: «Si parte con uno zaino pieno di paure di cui ci si disfà lungo il percorso… Alla fine si ritrova vuoto».

Oltre alla sfida emotiva, chi ha una disabilità ha difficoltà pratiche, aggirate seguendo percorsi alternativi alle vie inaccessibili, o superate grazie a supporti tecnologici come spiega Pietro: «Ci sono carrozzine fuori strada con ruote da mountain bike che consentono di non avere problemi sui sassi. Tra le alternative anche delle hand bike configurate cross country oppure ausili che trasformano le carrozzine in scooter elettrici. Uno tra questi è il triride, una terza ruota che si può agganciare a qualsiasi tipo di carrozzina a spinta manuale».

Ormai per Pietro, i lunghi percorsi sulla scia dei pellegrini medievali sono diventati una passione. La prossima partenza è vicina, prevista per la metà di luglio. Stavolta il percorso si snoderà lungo la via Francigena: dal Passo San Bernardo fino a Roma. Pietro sarà quasi una cavia, visto che testerà il percorso per la prima volta per mapparlo e aiutare gli altri disabili ad affrontarlo. Nell’impresa sarà affiancato dal tour operator SloWays e fotografato e filmato da un team che lo seguirà tappa dopo tappa. Il percorso si potrà seguire in tempo reale sui social network. In particolare, spiega Pietro: «Sarà un primo sguardo che consentirà di verificare lo stato delle strutture. L’obiettivo è creare un tracciato Gps accessibile di un percorso di mille chilometri in 44 giorni. Al termine dell’esperienza, sarà redatta una guida da pubblicare nel 2016, anno giubilare indetto da Papa Francesco».