Al civico 2 di via Dogana, a pochi passi dal Duomo di Milano, c’è uno spazio in cui la cultura è a misura di giovane. Un posto che ha un’anima doppia: di giorno, c’è l’Ufficio Informagiovani del Comune, a cui rivolgersi per le opportunità di studio e lavoro, divertimento, esperienze all’estero e volontariato; la sera e nel weekend, diventa un’aula di studio e lavoro gratuita dove si svolgono eventi. L’anima non istituzionale de «La dogana» viene gestita dall’associazione «Il resto del caffè» da giugno. Stefano Mazzara, il presidente, spiega: «Siamo nati come blog e cercavamo una sede per le riunioni di redazione. Abbiamo visto su Facebook il bando per l’assegnazione della gestione dello spazio comunale e abbiamo presentato il nostro progetto». L’associazione è composta da nove membri dell’età media di 27 anni e redige il blog omonimo che spazia dalla cultura, all’attualità alla satira.

In quello spazio, prima c’era la Libreria delle Donne che adesso si è trasferita in via Pietro Calvi. Un luogo simbolo del femminismo italiano e internazionale, con solo libri scritti da donne, aperto nel 1975. Aprire una libreria per un sesso «senza scrittura e assente dalla storia» era, allora, «sovversivo».

Adesso, quelle pareti hanno una vita nuova. All’imbrunire, quando chiude l’ufficio comunale, lo spazio è a disposizione di chi lavora o studia in orari diversi da quelli dell’apertura delle biblioteche. Ma oltre a questo servizio c’è di più. Mazzara racconta: «Gli eventi che organizziamo sono culturali in senso lato. Abbiamo ospitato riunioni sul rapporto tra la filosofia e il teatro. Abbiamo iniziato un ciclo di stand-up comedy, genere molto popolare nei Paesi anglosassoni ma poco diffuso in Italia, con cui chiunque può salire sul palco con un pezzo da cinque minuti.  Molto apprezzate sono state le letture di racconti di Fabio Palombo con in sottofondo la musica di Alessandro Branca. A ottobre sono cominciati anche gli incontri di Conversas,   iniziativa nata a Lisbona come maniera informale per condividere progetti e interessi. In un clima di dialogo, tre conversatori ogni volta, con a disposizione mezz’ora a testa, parlano di argomenti a scelta libera legati a loro esperienze personali».

Una visione della cultura «non pesante» sottolinea Mazzara. La riflessione teorica si applica alle arti performative e all’intrattenimento così come il legame biografico dei conversatori con i temi di cui trattano aggiunge pepe alla narrazione. Così, c’è chi ha parlato del viaggiare con i cani, chi della sua esperienza verso Capo Nord e chi ha disquisito sulle categorie umane di buonisti e non buonisti.

I discorsi non allontanano le attività de «La dogana» dall’attualità e dai suoi problemi concreti. Quando c’è stata l’emergenza dei migranti a Milano, quelle pareti si sono fatte punto di raccolta per i beni. Lì sono arrivati saponette, asciugamani, cibo in scatola per dare sollievo alle persone che sono fuggite dalle loro case ed erano temporaneamente accampate nella stazione Centrale della città.

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Human Innovation e Humanities