L’aviazione turca ha ripreso a bombardare aree nel nord-est della Siria a ridosso della frontiera. E Ankara fa sapere che l’offensiva prosegue secondo i piani, con la conquista degli obiettivi prestabiliti. Raid aerei vengono lanciati anche contro il nord dell’Iraq, prendendo di mira il Pkk curdo per frenare il soccorso verso la zona di conflitto siriana. I curdi, da parte loro, attaccati anche da milizie dell’Isis, fanno sapere di aver
ucciso nelle ultime ore 5 soldati turchi. Qui la cronaca dell’attacco e un approfondimento sui Curdi a cura del Sole24ore.com

Dal 2001 sette anni di guerra hanno ucciso più di 211mila persone in Siria. A tenere questa tragica contabilità, ha scritto su Info Data Riccardo Saporiti, è il Violation Documentation Center, un organismo indipendente nato nel 2011 con l’obiettivo non solo di fornire dati sull’andamento della guerra ai media, ma anche perché a guerra finita questi dati vengano impiegati per attribuire le responsabilità di questa carneficina. Il Vdc ha reso disponibile su data.world, una piattaforma per la condivisione di dati, un dataset che contiene diverse informazioni.

Non solo il nome e la provincia di origine delle vittime, il genere e l’indicazione se fossero adulti o bambini. Ma la data, il luogo e la causa della morte. Con l’indicazione dei responsabili, siano essi militari filogovernativi, ribelli, curdi, militanti dell’Isis, soldati della coalizione internazionale o dell’esercito russo. Utilizzando questi numeri, Infodata ha costruito questa infografica, un racconto data-driven di sette anni di guerra:

 

 

Nella prima parte dell’infografica vengono rappresentate le vittime per ogni anno. Ogni sfera rappresenta una provincia siriana: più sono grandi e più tendono al rosso e più sono i morti. La mappa mostra invece quali sono le zone che hanno pagato di più in termini di vite umane. Tra la città e i sobborghi, la capitale Damasco conta 60mila morti, ad Aleppo se ne contano 42mila.

I filtri nella parte centrale permettono di concentrarsi, come detto, sul genere e sull’età delle vittime, sul fatto che fossero civili o combattenti e sul modo in cui hanno perso la vita. Così come sulla fazione responsabile di questi decessi.

Se ad esempio si sceglie di concentrarsi sull’Isis, si vede che il califfato ha colpito soprattutto nella zona di Aleppo. E che la sua ‘attività’ in termini di uccisioni è andata calando nel corso degli anni, certamente grazie all’azione di contrasto congiunta dei combattenti curdi e degli eserciti internazionali, sia alleato che russo. Lasciamo però che sia il lettore, esplorando l’infografica, a ripercorrere con i numeri la storia di questi sette anni di guerra.

Secondo The Syrian Network For Human Rights (SNHR) i morti in Siria dall’inizio del conflitto sono ancora più alti. Supererebbero il mezzo milione. Solo nel 2017, scrive l’Snhr sul sito, 10204 civili sono stati uccisi.

Se allarghiamo lo sguardo tra il 2017 e il 2018 circa 193.000 persone sono morte in Africa, Asia e Medio Oriente, a causa di conflitti a fuoco di diversa natura. Questo il quadro raccontatoci dai dati dell’Armed Conflict Location & Event Data Project.

ACLED è un progetto di raccolta, analisi e mappatura delle crisi armate. Raccoglie date, attori, tipologia delle violenze, luoghi e vittime segnalate in Africa, Asia meridionale, Sud-est asiatico e Medio Oriente. Nella grafica le informazioni mappate mostrano il quadro generale. Con l’ausilio delle icone relative alle tre aree principali (Africa, Asia, Medio Oriente) è possibile aggiornare la mappa e i numeri per scoprire quali sono le regioni più pericolose del mondo.

 

Afghanistan, Siria, Iraq, Yemen e alcune regioni dell’Africa registrano un alto numero di vittime negli ultimi due anni. In particolare, ha scritto su questo blog Filippo Mastroianni,le prime due sono praticamente appaiate con numeri decisamente superiori alle altre nazioni prese in esame. Entrambe contano oltre 71.000 decessi dovuti a conflitti armati, superando di diverse unità Iraq (36.891) e Yemen (33.353).

Le 47.000 vittime dell’Africa

Quasi 47.000 persone hanno perso la vita in Africa tra il 2017 e la prima metà del 2018. Il continente è teatro di un numero crescente di scontri. Da anni la guerra civile infiamma in Somalia, dove si muovono gruppi legati ad al-Queda e la milizia islamica radicale al-Shabaab. Dal 2008, gli eventi che coinvolgono al-Shabaab sono stati più di 8.400, ricollegabili a oltre 22.000 morti. Per tutto il periodo 2016-2017, l’esercito somalo, in collaborazione con le forze dell’Unione africana, ha spinto le forze di al-Shabaab zone prevalentemente rurali nella Valle del fiume Shabelle. Negli ultimi anni al-Shabaab continua a colpire sia obbiettivi militari che civili. Prevalentemente per mezzo di ordigni esplosivi improvvisati (IED). Tra il 2017 e il 2018 questo tipo di attacchi ha causato 2.614 delle 8.911 vittime totali, 587 delle quali nel quartiere Hodan, a Mogadiscio.

In Nigeria continua una guerra decennale violentissima. Sono 8.614 le vittime accertate gennaio 2017 e luglio 2018. Boko Haram è l’attore più attivo dell’Africa occidentale. Dal 2009, gli eventi che hanno coinvolto il gruppo guidato da Abubakar Shekau sono stati più di 2.350, con oltre 27.000 morti. A seguito della distruzione della base della Sambisa Forest, nel dicembre 2016, Boko Haram si trova in uno stato di relativo disordine e gli eventi legati ad attacchi del gruppo sono oggi in calo. 3.868 decessi (il 44.9% del totale nazionale) rimangono imputabili a scontri armati in cui i miliziani di Boko Haram sono stati protagonisti.

Siria e Afghanistan: i luoghi più pericolosi al mondo

Siria e Afghanistan insieme raccolgono una cifra equivalente a 4 volte le vittime dell’intera Africa. Entrambe le nazioni, superando i 71.000 decessi dovuti a conflitti armati, possono oggi considerarsi i luoghi più pericolosi al mondo.

Gli oltre 70.000 morti registrati in Afghanistan (il doppio dell’Africa) si concentrano prevalentemente nel distretto di Gomal e nell’area attorno a Kabul. La maggior parte dei casi è risultato di conflitti armati tra milizie della sicurezza afghana e i talebani.

Il conflitto in Siria è peculiare e i dati di ACLED rivelano inoltre alcune tendenze chiave. La tecnologia sembra avere un ruolo preponderante, definendo il conflitto in Siria al di fuori di ogni altro caso. Bombardamenti e attacchi aerei sono due volte più comuni in Siria rispetto alle altre nazioni. Oltre 30.000 vittime sono state causate da attacchi a distanza. Il numero più alto tra le nazioni analizzate e quasi il doppio rispetto all’Afghanistan.

Stiamo aggiornando i dati delle infografiche Ndr.

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