Sono soprattutto di sesso maschile, nati nella prima metà degli anni Sessanta. Guadagnano per lo più tra i 30 e i 49mila dollari l’anno. E, di mestiere, fanno i ricercatori. Tracciare l’identikit di chi innova la conoscenza umana è stato possibile grazie ai dati della International survey of scientific authors (Issa), uno studio condotto per conto dell’Ocse da Brunella Boselli e Fernando Galindo-Rueda.

I due ricercatori hanno inviato via email una serie di domande a oltre 60mila scienziati in tutto il mondo. Circa uno su dieci ha risposto, non sempre in maniera completa. Ma sulla base dei dati raccolti all’Ocse, Infodata ha potuto costruire questa infografica:

 

 

Il “cuore” sta nei filtri al centro della mappa. Il primo permette di selezionare il Paese in cui operano i ricercatori che hanno risposto alla survey. In questo modo è anche possibile capire quanto una nazione sappia essere attrattiva per gli scienziati di altre nazioni. La seconda riguarda invece l’area di studi dei ricercatori che hanno partecipato allo studio. Modificando uno o entrambi questi filtri, cambiano sia i grafici che la mappa.

Di default quest’ultima mostra dove siano nati i ricercatori che hanno risposto alla survey. Ma se con il filtro si seleziona “Italy”, si vede da dove arrivino gli scienziati che operano nel nostro Paese e che hanno partecipato a Issa. La stragrande maggioranza sono italiani, il resto viene soprattutto da altre nazioni europee. Uniche eccezioni un armeno, un iraniano e un kenyota che lavorano in un centro studi del nostro Paese.

Se invece ci si sposta con il filtro su United States si nota come università e centri di ricerca americani siano in grado di attirare personale scientifico praticamente da tutto il mondo, con la sola eccezione dell’Africa. Continuare il raffronto tra Italia e Stati Uniti certamente può apparire impietoso. Ma sicuramente permette di capire uno dei motivi per cui gli Usa siano più attrattivi per i ricercatori.

Ovvero il trattamento economico riservato a chi si guadagna da vivere studiando. In Italia la quota maggiore di chi ha risposto alla survey ha dichiarato di percepire un reddito annuo compreso tra i 30 ed i 49mila dollari. Solo in tre hanno affermato di guadagnare almeno 150mila dollari. Dall’altra parte dell’Atlantico, invece, l’asticella degli stipendi si sposta decisamente verso l’alto. Tanto che il gruppo maggiore per fascia di reddito è quello che ha dichiarato di percepire tra i 120 e i 149mila dollari. In pratica tre volte tanto quanto la maggior occorrenza tra chi fa ricerca in Italia.

Il grafico a torta mostra invece il genere degli studiosi. In questo caso la proporzione sembra essere leggermente a favore dell’Italia, ma in generale si può affermare che in entrambi i Paesi c’è una ricercatrice donna ogni tre colleghi maschi.

Infine l’età. Issa ha chiesto alle persone cui ha inviato il questionario di indicare l’anno di nascita. In Italia i valori più rappresentati si trovano nella seconda metà degli anni Cinquanta, in America nella prima parte degli anni Sessanta. È ovvio che non sia l’età a dire quanto sia bravo un ricercatore, ma è comunque un elemento in più che permette di tracciare l’identikit di chi vive di ricerca nel mondo.

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