Articolo pubblicato il 19 gennaio 2020

Premessa: stiamo parlando di quantità, di numero di articoli pubblicati, non necessariamente di qualità. La National Science Foundation (NSF) degli Stati Uniti ha pubblicato un’analisi – a partire dal database Scopus, un archivio creato nel 2004 dalla casa editrice Elsevier – che mostra che nel 2018 sono stati pubblicati in tutto il mondo 2.5 milioni di articoli scientifici (compreso l’ambito ingegneristico). Un aumento considerevole, rispetto ai 1.7 milioni registrati dieci anni fa.

La produzione globale di ricerca in quel settore è cresciuta del 4% circa negli ultimi dieci anni e il tasso di crescita della Cina è risultato il doppio della media mondiale, tanto che anno dopo anno la Cina ha sostituito gli Stati Uniti come primo paese per numero di pubblicazioni scientifiche.
Nel 2008 negli Stati Uniti erano stati pubblicati 394.979 articoli su riviste peer-reviewed, contro i 249.049 della Cina. Nel 2018 la situazione si è ribaltata, con 528.263 articoli pubblicati in Cina (il 20% del totale) e 422.808 negli Stati Uniti (il 16%). L’India è arrivata terza nel 2018 con 135.788 articoli; a seguire la Germania (106.000 articoli), il Regno Unito (99.000 articoli) e il Giappone (98.000 articoli). Se considerati insieme, i paesi dell’Unione Europea (UE) rappresentano un quarto delle pubblicazioni scientifiche, con 622.000 articoli.
E l’Italia? Il nostro paese rappresenta nel 2018 il 2,9% degli articoli pubblicati nel mondo, per un totale di 71.240 papers.

Il tasso di crescita medio annuo nel numero di articoli varia da paese a paese: negli Stati Uniti ci si attesta intorno all’1%, una crescita rispetto alla media mondiale (4%). I paesi dell’UE tra i 15 maggiori produttori del mondo (fra cui l’Italia) hanno registrato tassi di crescita annui inferiori alla media globale negli ultimi 10 anni. In Germania dal 2007 il numero di pubblicazioni scientifiche è cresciuto del 2%, nel Regno Unito e in Francia dell’ 1%, in Italia e Spagna del 3%. Tassi di crescita medi annui superiori alla media globale hanno invece riguardato l’Australia (+4% in 10 anni), la Corea del Sud (+5%), il Brasile (+7%), la Cina (+8%), la Russia (+9%), l’India (+11%), e l’Iran (+15%).

Stando a questi dati, anche le collaborazioni internazionali sono aumentate negli ultimi 10 anni. Oltre un articolo su cinque è scritto da coautori provenienti da paesi diversi. La percentuale di articoli scientifici prodotti con collaborazioni internazionale, vale a dire da almeno due paesi di provenienza, è passata dal 17% al 22% tra il 2007 e il 2017.

La  leadership degli Usa resta. In ogni modo, l’impatto scientifico complessivo, misurato da quanto le pubblicazioni vengono citate, mostra che gli Stati Uniti sono tra i paesi leader con quasi il doppio delle citazioni che ci si aspetterebbe dai livelli di produzione statunitensi. Un impatto rimasto stabile negli ultimi 20 anni. Gli autori statunitensi hanno sperimentato una tendenza simile di crescente collaborazione internazionale e hanno collaborato a un ritmo più elevato rispetto alla media mondiale. Il 38% degli articoli prodotti da autori affiliati alle istituzioni statunitensi aveva un coautore internazionale nel 2017, rispetto al 26% nel 2007.

Per quanto riguarda i settori scientifici, su scala globale, il 37% degli articoli analizzati è stato pubblicato da riviste peer-reviewed, atti di convegni e libri classificati. Il 21% afferisce alle scienze mediche, il 15% alle scienze biologiche, mentre gli articoli di ingegneria costituiscono il 18% della produzione globale.
Gli articoli pubblicati dagli Stati Uniti e dai paesi dell’Ue mostrano una specializzazione e un impatto relativamente maggiori nei settori dell’astronomia e dell’astrofisica, delle scienze biologiche e biomediche, delle geoscienze, delle scienze della salute, della psicologia e delle scienze sociali. I paesi dell’UE mostrano maggiore specializzazione e impatto nel campo delle scienze della terra, in matematica e statistica. Le pubblicazioni cinesi mostrano invece una maggiore specializzazione e impatto nei settori delle scienze agrarie, in chimica, informatica e e in ingegneria.

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