Alfa Romeo e Seat per i giovani, Lancia Ypsilon, Smart e Mini per le donne, Maserati e Jaguar per gente matura (normalmente più danarosa dei giovani), come di fatto anche Fiat, con clienti mediamente più adulti rispetto alle concorrenti dirette (non solo le coreane Hyundai e Kia affermatesi nell’ultimo decennio, ma anche Citroen, Ford, Opel, Peugeot e Renault). Le premium tedesche, invece, sono roba soprattutto per maschi e anche abbastanza giovani (specie Audi e BMW, mentre Mercedes sta svecchiando la clientela solo negli ultimi anni).

In fondo, le conclusioni che si traggono dall’elaborazione degli open data del ministero dei Trasporti su età e sesso degli intestatari di autovetture immatricolate negli ultimi cinque anni rispecchiano molto fedelmente le strategie seguite dalle case automobilistiche per posizionarsi sul mercato.

La rilevazione riguarda le autovetture immatricolate in cinque anni, dal 2012 al 2016. Il database e la metodologia le abbiamo illustrata qui. Come funziona? Si clicca la marca e nel grafico si evidenzia l’età del proprietario e il genere in percentuale.

 

 

D’altra parte, l’elaborazione è stata limitata agli ultimi cinque anni proprio per valutare le conseguenze delle strategie recenti messe in campo dalle case: analizzare un periodo più lungo significherebbe considerare anche strategie più datate e dati meno affidabili perché più tempo passa e più c’è probabilità che l’auto abbia cambiato proprietario (quindi sia finita in mano a una persona che si rivolge a un canale d’acquisto dove il marchio conta meno rispetto al prezzo e alle condizioni di carrozzeria e meccanica in cui sembra trovarsi la vettura).

 

L’unica eccezione apparente alla correlazione tra intestatario e strategie della casa sembra la Toyota: avendo puntato molto sull’ibrido nell’ultimo ventennio ed essendo riuscita a venderlo molto bene negli anni più recenti, si sarebbe pensato che il successo si fosse concentrato fra i giovani, più aperti alle nuove tecnologie. E invece l’età media degli intestatari è analoga a quella di chi possiede le più tradizionali Fiat. Forse perché le ibride sono più costose e i giovani possono permettermele meno.

 

In generale, si nota un’età media degli intestatari piuttosto elevata. Ciò è dovuto principalmente a due fattori:

– l’abitudine tutta italiana di lasciare le vetture intestate agli anziani che muoiono, pur di non pagare la pesante imposta provinciale sui passaggi di proprietà (Ipt) e di risparmiare sul costo della polizza Rc auto;

– l’esclusione delle vetture intestate a persone giuridiche, che non hanno età né sesso e normalmente (essendo in leasing e/o aziendali) sono in uso a persone in età lavorativa e quindi più giovani.

 

Aver considerato solo le immatricolazioni degli ultimi cinque anni ha comunque limitato il peso di questi fattori.

 

I dati del ministero si riferiscono al parco auto che risultava circolante a fine febbraio scorso. Il prossimo aggiornamento è previsto per fine luglio.

 

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