Il 6 settembre è stata pubblicata la classifica 2016 QS World University Rankings che analizza le performance di 916 università al mondo. Se nelle prime cinque posizioni, quattro sono occupate dagli istituti americani Mit (1), Stanford (2), Harvard (3) e California Institute of Technology (Caltech) (5) per trovare la prima università italiana bisogna scorrere al 183 posto con il Politecnico di Milano, seguito da Bologna (208) e la Sapienza di Roma al 223.

Anche se viene spesso criticato (il ranking globale si basa su sondaggi e prende in esame diversi criteri dalla quantità di risorse impiegate per l’insegnamento alla qualità della ricerca prodotta, dall’occupabilità dei laureati all’internazionalità dei professori e degli studenti)  la classifica è abbastanza impietosa nei confronti del nostro Paese. Gli unici atenei, su 28 citati, che sono riusciti dal 2012 a guadagnare posizioni negli ultimi 5 anni sono stati il Politecnico di Milano e quello di Torino. Per tutti gli altri un balzo all’indietro. A parziale consolazione anche la perdita di posizioni  di Francia, Germania e Gran Bretagna che paga (caro)  l’effetto brexit.

Criteri: ad ogni università viene dato un punteggio che segue un ordine progressivo fino alla  posizione 400. Da quel numero in poi gli atenei vengono raggruppati per decine (401-410 fino a 500) e a seguire con questo ordine 501-550, 551-600, 601-650, 651-700, fino alla posizione 701 (su 916) dove si trovano  raggruppati a “pari merito”  più  di duecento istituti universitari.

 

FONTE: QS TOP UNIVERSITIES 2016

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