Tre italiani su quattro, tra i 15 ed i 74 anni, utilizzano uno smartphone. Di questi, però, solo il 37% ha limitato l’accesso ai propri dati personali alle app che ha installato. Un dato non solo inferiore di oltre venti punti percentuali rispetto alla media europea. Ma che ci pone al terzultimo posto nell’Unione: peggio di noi fanno solo Bulgaria (35%) e Repubblica Ceca (24%).

 

 

I Paesi colorati in azzurro sono quelli nei quali la quota di utenti che ha limitato l’accesso ai dati delle app installate sul proprio smartphone è superiore alla media europea. Quelli nei quali è inferiore sono invece colorati di arancione. Nella parte bassa è visualizzata la percentuale di chi limita l’accesso ai dati personali suddivisa per fascia d’età. Di default è visualizzata la situazione europea. Cliccando su una delle bandiere in alto a sinistra è però possibile selezionare un altro Paese.

Come si vede, l’Italia è in fondo alla classifica per quanto riguarda la limitazione dell’accesso ai dati personali. Senza arrivare a citare il caso Cambridge Analyitica né ricordare come i dati personali possano essere utilizzati per influenzare i comportamenti, a cominciare da quelli d’acquisto, questo dato è il segnale di una scarsa consapevolezza digitale.

Consapevolezza che, in Italia come in Europa, è più diffusa tra i giovani che tra gli anziani. Il 47% degli utenti smartphone italiani ha infatti limitato l’accesso ai dati personali consentito alle app installate. Cosa che ha invece fatto appena il 18% di chi ha tra i 65 ed i 74 anni. Ora, questa attenzione alla difesa dei dati personali non correla con un maggior utilizzo degli smartphone:

 

Come si può vedere dal grafico, il 91% dei danesi tra i 15 ed i 74 anni utilizza uno smartphone. Ma solo il 54% ha posto dei limiti all’accesso ai dati personali. Mentre in Francia solo il 69% ha un telefono con touchscreen. Eppure il 77% di chi lo possiede non consente di accedere ai propri dati alle app installate. Emblematico il confronto tra Germania e Italia: due nazioni con la stessa percentuale di utilizzo di smartphone (il 77 contro il 76% della popolazione), ma una tutela ben diversa dei dati. Come detto, solo il 37% degli italiani limita l’accesso, contro il 75% dei tedeschi.

Una tutela dei dati che non sembra correlare nemmeno con il fatto di averli persi, ad esempio a causa di un virus.

 

Il 4% dei tedeschi lamenta di aver perso informazioni personali, percentuale analoga a quella ceca. Eppure in Germania il 75% di chi ha uno smartphone limita l’accesso ai dati, contro il 24% della Repubblica Ceca. I numeri non lo dicono, ma è possibile che qui ci sia in gioco una sorta di cultura digitale. Ovvero una consapevolezza del mezzo smartphone che non dipende né dalla sua diffusione, né dagli incidenti in cui incappa. Una consapevolezza, però, che sarebbe opportuno si diffondesse maggiormente, a cominciare dal nostro Paese.

L’articolo Privacy e smartphone, quanto ne sappiamo. Italia terzultima in Europa sembra essere il primo su Info Data.

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