Paura in Albania. Una scossa di terremoto di magnitudo 6,5 ha colpito nella notte la costa settentrionale, vicino Durazzo. Ed è stata avvertita fino in Puglia e Basilicata. E’ di almeno sette morti e 150 feriti il bilancio ufficiale delle vittime del forte sisma. Alla scossa della notte ne sono seguite altre due. L’a seconda, alle 8.27, ha avuto un epicentro a 21 km a sudovest di Mamurras, con ipocentro a 10 km di profondità. Intanto, la ministra della Difesa albanese, Olta Xhacka, ha detto che finora si sono registrate nella zona oltre 100 scosse di assestamento. La cronaca sul Sole24Ore.com

Come noto, l’Italia è una zona particolarmente sismica specialmente per via della sua posizione al margine di convergenza tra la placca africana e quella euroasiatica, due delle grandi placche da cui è composto lo strato più superficiale del nostro pianeta.

Numericamente parlando, dall’inizio del ventesimo secolo ad oggi, sul territorio italiano si sono verificati oltre trenta terremoti con una magnitudine superiore al 5.8, alcuni dei quali hanno avuto conseguenze catastrofiche, l’ultimo dei quali è avvenuto nell’agosto del 2016 con epicentro nel comune di Accumoli in provincia di Rieti.

Quando si parla di magnitudo, in realtà sarebbe più corretto parlare di “magnitudo del momento sismico”, indicata con il simbolo di MW, che fa riferimento all’omonima scala sviluppata negli anni Settanta come aggiornamento della scala Richter (ML), introdotta a sua volta negli anni Trenta.

Pur con una formulazione diversa dalla scala che l’ha preceduta, anche la MMS (Moment Magnitude Scale) viene utilizzata dai sismologi come indicatore per la dimensione dei terremoti in funzione dell’energia da essi liberata, a differenza della scala Mercalli che valutava l’intensità di un sisma basandosi solo sull’entità dei danni generati, motivo per il quale risultava poco universale come metro di paragone non tenendo conto ad esempio delle tecniche costruttive in uso nelle zone colpite.

Benchè non sia più la scala di riferimento, la magnitudo Richter viene ancora oggi utilizzata per via della rapidità con cui può essere calcolata, anche se è da considerarsi utilizzabile per i soli terremoti che avvengono a meno di 600 km dalla stazione che registra l’evento.

A prescindere da come venga registrata la magnitudo, il verificarsi di un terremoto è un evento che, come detto, può avere conseguenze davvero pesanti e, specialmente alla luce degli ultimi sismi, c’è sempre una crescente attenzione in materia, grazie anche ai servizi di informazione forniti tramite i quali è sempre possibile rimanere aggiornati sugli ultimi movimenti sismici registrati.

Tra questi, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia fornisce praticamente in tempo reale l’elenco dei terremoti nel mondo e, in seguito all’ultima scossa superiore a magnitudo 4 verificatasi nei pressi di Ravenna lo scorso 15 Gennaio, noi di Infodata abbiamo voluto dare uno sguardo a quanto successo nella nostra penisola negli ultimi 365 giorni a partire da quella data.

Nell’infografica che segue, tutti i terremoti di magnitudo superiore a 2 sono stati raggruppati e rappresentati in macro-aree esagonali la cui dimensione rappresenta la numerosità di fenomeni, mentre il colore indica la magnitudo media tramite un gradiente che spazia dal blu al rosso al crescere dell’intensità.
In aggiunta, vengono presentati sia una trendline in rosso che quantifica il numero di terremoti, sia uno scatterplot che, sempre in funzione della data (asse x) mostra la profondità (asse y, espressa in km) alla quale si è verificato l’evento.

Stando ai numeri forniti da INGV, le zone caratterizzate dalla maggiore concentrazione di attività sismica sul suolo italiano sono prevalentemente tre: il confine tra Umbria, Marche ed Abruzzo, vale a dire il teatro dell’ultimo sciame avvenuto tra 2016 e 2017, a cui si aggiungono la provincia catanese ed il Tirreno meridionale poco sopra lo stretto di Messina.

Dall’inizio del 2018 comunque, fatta eccezione per l’unico caso con magnitudo superiore a 5 verificatasi a Montecilfone lo scorso agosto, per fortuna non si sono registrate scosse troppo violente e come appare evidente dalla mappa non ci sono aree contraddistinte da una magnitudo media particolarmente alta (quindi rossa), fatta eccezione per qualche spot in cui quantomeno gli episodi sono davvero contenuti.

Osservando la distribuzione temporale riportata dalla trendline è possibile osservare qualche picco nell’attività in corrispondenza di aprile e dicembre che svetta rispetto al resto degli altri 365 giorni analizzati.

Curiosamente, le date con il maggior numero di eventi sono quelle in prossimità, se non addirittura in concomitanza con i periodi festivi: poco dopo Pasqua, più precisamente il 10 Aprile, sono state registrate 48 scosse a seguito del terremoto di Muccia in provincia di Macerata, mentre sia la vigilia sia il giorno di Natale si sono verificati almeno 61 eventi con magnitudo superiore a 2, prevalentemente a seguito dell’eruzione dell’Etna.

Quello che sembra invece avere davvero una distribuzione aleatoria è la profondità alla quale si scatena un sisma, come indicato dal grafico a bolle.

Anche se la maggior parte dei fenomeni è concentrata entro i cinquanta chilometri dalla superficie, presentando per giunta valori di magnitudine piuttosto eterogenei, ce ne sono diversi che si posizionano nell’intervallo tra i cento ed i duecento chilometri ma che difficilmente superano un’intensità oltre i 2,5.

Scendendo più in profondità invece, è sempre più probabile incontrare sismi caratterizzati da una magnitudo superiore a 4, come in due casi tra i terremoti più intensi del 2018, avvenuti a 379 e 525 chilometri dalla superficie.

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