L’hashtag è #fridayforfuture, l’appuntamento per il 15 marzo. Studenti in oltre 100 Paesi del mondo sfileranno seguendo l’esempio di Greta Thunberg, la 16enne svedese diventata famosa per le sue proteste del venerdì di fronte al parlamento di Stoccolma. E i dati sulle emissioni di CO2 dicono che di queste iniziative c’è bisogno. O meglio, che occorre agire per ridurre la quantità di gas serra riversati in atmosfera. Che, con buona pace degli accordi di Kyoto e Parigi, continuano a crescere.

 

 

I dati arrivano da Edgar, acronimo che sta per Emissions database for global atmsoferic research, un progetto creato dal Jrc. Ovvero il Joint research centre, in altre parole il Cnr europeo. Ogni rettangolo rappresenta un Paese, più è grandè maggiori sono le emissioni. Misurate qui in migliaia di tonnellate l’anno. I colori indicano il continente di appartenenza dei singoli Paesi, come mostra la legenda posta la di sotto del grafico. Il filtro in alto a sinistra consente di isolare la situazione in un continente. Mentre passando con il cursore o cliccando su un rettangolo, un pop-up indica il nome del Paese e la quantità di anidride carbonica immessa in atmosfera nell’anno di riferimento. Il dato italiano, bene specificarlo, comprende anche le emissioni di San Marino e del Vaticano.

 

1. Questo, sul piano globale. Sì, perché se si isolano i singoli continenti, il discorso cambia.

 

L’Europa, ad esempio, ha ridotto in maniera significativa il proprio contributo al riscaldamento globale. E lo ha fatto anche l’Italia, che nel 1990 immise in atmosfera 423 milioni di tonnellate, diventati 358 milioni nel 2016. Si tratta di una riduzione del 16%. Anche l’America del Nord, pur con un andamento più altalenante, sta riducendo le proprie emissioni inquinanti. Certo, si tratta del continente che ospita il secondo più grande “produttore” di anidride carbonica, ovvero gli Stati Uniti. Che pure dal 2005 ad oggi hanno ridotto del 14% le loro emissioni.

 

Oceania e Sud America hanno visto crescere il loro apporto in termini di gas serra nell’ultimo quarto di secolo. Eppure negli ultimi anni il database di Edgar indica una sorta di stabilizzazione nelle emissioni. I continenti che invece continuano a crescere sono Africa e, soprattutto, l’Asia, trainata dalla Cina. La quale nel 2016 ha emesso più CO2 di quanta non ne abbia emessa l’intera Europa nel 1990. Pechino ha sostanzialmente quadruplicato le proprie emissioni inquinanti, passate dai 2,4 miliardi di tonnellate del 1990 agli oltre 10,3 miliardi registrati nel 2016 dal Jrc.

 

Anche l’Africa, come detto, vede crescere il proprio apporto al riscaldamento globale. Il che, se da un certo punto di vista è positivo dato che un aumento delle emissioni di CO2 sottende uno sviluppo economico, sul piano ambientale non fa che aumentare la velocità in direzione della catastrofe. È per questo che oggi gli studenti scenderanno in piazza.

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