Un Pil pro capite di 40mila dollari l’anno: oggi è così solo nei Paesi Ocse, nel 2060 lo sarà in tutto il mondo. Crescita economica che si accompagnerà a quella demografica e, di conseguenza, anche a quella dei consumi. Da qui a quarant’anni le risorse utilizzate raggiungeranno i 167 petagrammi, più che raddoppiando i 79 registrati nel 2011.

Questo avrà delle conseguenze innanzitutto sull’ambiente, dato che più della metà delle emissioni di CO2 derivano dall’estrazione e dalla lavorazione delle materie prime. C’è di buono che, con il passare degli anni, riciclare diventerà sempre più conveniente. Motivo per cui, raccomanda l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, è importante che da subito i governi si impegnino sul tema dell’economia circolare. Sono questi i numeri e le previsioni contenute nel Global material resources Outlook to 2060 rilasciato oggi dall’Ocse.

Il tasso di crescita globale previsto è del 2,5%, un punto percentuale inferiore di quello registrato all’inizio del secolo. Il motivo è legato al fisiologico rallentamento della Cina, che solo in parte sarà compensato dai risultati registrati in altre parti del mondo, come l’India e i Paesi dell’Africa sub-sahariana. Una crescita economica, quella descritta nel report dell’organizzazione con sede a Parigi, che va nella direzione della società dei servizi. La cui quota, nel computo del Pil mondiale, passerà dall’attuale 50 al 54%.

Ma non è solo questo il motivo per cui l’aumento dei materiali impiegati non avrà le stesse dimensioni della crescita del Pil. Nel 2025 l’utilizzo di materiali da costruzione in Cina raggiungerà i 24 Gt, con un aumento di oltre il 30% rispetto ai 18 registrati nel 2011. La previsione dell’Ocse è che nel 2060 il “peso” delle risorse usate in edilizia e infrastrutture da gigante asiatico sarà di 23 petagrammi, segnando appunto un rallentamento della crescita di Pechino.

Ecco, nel grafico, come andranno le cose a livello di Pil e risorse utilizzate nelle diverse aree del pianeta:

A livello globale, il Pil crescerà di 2,7 volte rispetto ai livelli attuali. Mentre il consumo di risorse “solo” di 2,1. Come si può notare dal grafico, è in Medio Oriente e Africa che si registrerà l’aumento più significativo nell’utilizzo di materie prime, che crescerà di 4,2 volte rispetto ai livelli attuali. Del resto qui sono i settori primari dell’economia che devono svilupparsi prima dello spostamento verso la società dei servizi. I Paesi europei che fanno parte dell’Ocse, tra i quali c’è anche l’Italia, vedranno il consumo di materie prime aumentare di 1,8 volte, mentre il prodotto interno lordo crescerà di due volte e mezza.

 

Come si vede dalla figura, nel 2060 in quasi tutto il mondo il Pil pro capite avrà raggiunto i 40mila dollari, soglia sulla quale si posizionano oggi i Paesi Ocsce. I quali tra quarant’anni, sfioreranno gli 80mila dollari di prodotto interno lordo medio a testa l’anno.

I materiali consumati in maggior quantità continueranno ad essere i minerali non ferrosi, ovvero quelli utilizzati nel settore delle costruzioni. Incideranno infatti per il 49% sui consumi previsti dall’Ocse nel 2060.

Il settore che conoscerà il tasso di crescità più elevato è quello legato al riciclo dei materiali. Che però avrà un impatto pari ad un decimo di quello legato all’estrazione delle materie prime.

Il consumo personale quotidiano di materie prime passerò dai 33 chilogrammi del 2011 a 45 del 2060. L’incremento più significativo riguarderà, anche in questo caso, i materiali da costruzione.

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