L’istituto Superiore di Sanità è molto chiaro: la riduzione dell’incidenza della malaria osservata globalmente dal World Malaria Report 2017 dell’Organizzazione mondiale della sanità, non ha portato a una diminuzione significativa dei casi di malaria d’importazione in Europa. Il tasso di notifica complessivo è stato di 1,2 casi su 100.000 abitanti, in leggero calo rispetto all’anno precedente, quando si contavano 1,3 casi su 100.000.

 

La responsabilità è dei viaggi in aree endemiche, in molti casi anche del personale medico stesso. Il 99,8% dei casi (sui 7485 con stato di importazione noto) sono risultati associati a viaggi,  mentre 13 casi sono stati riportati come acquisiti localmente.  Lo dimostra un marcato andamento stagionale delle infezioni, con un picco dei casi nel periodo corrispondente alle vacanze estive (luglio-settembre).  Dopo l’esposizione da una puntura di zanzara infetta, il periodo di incubazione varia da una a quattro settimane nella maggior parte dei casi. A seconda delle specie di batterio tuttavia, sono possibili periodi di incubazione molto più lunghi.

I dati a cui si fa riferimento sono stati pubblicati a febbraio 2019 nell’Annual Epidemiological Report for 2016 dell’ECDC, nel capitolo dedicato alla malaria. Nel 2016, in 30 Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo sono stati confermati 8225 casi di malaria, pari a 1,2 casi per 100.000 abitanti. Come negli anni precedenti la prevalenza maggiore è fra gli uomini, in particolare nella fascia di età fra i 15 e i 44 anni (1,8 casi confermati per 100.000 abitanti contro i e 0,8 casi fra le donne). I paesi che hanno riportato il maggior numero di casi sono stati Francia e Regno Unito. In quest’ultimo si sono registrati 2,4 casi confermati per 100.000 abitanti, mentre per la Francia, non è stato possibile calcolare alcun tasso di notifica dal momento che la segnalazione è volontaria.  In Italia nel 2016 si sono contati 888 casi, in leggera crescita rispetto agli anni precedenti: erano infatti 642 nel 2012, 677 nel 2013, 705 nel 2014, 706 nel 2015. Numeri molto più bassi della Francia, dove già nel 2012 si contavano 1851 casi di malaria confermati (e la segnalazione è volontaria!) cresciuti fino a toccare 2447 casi nel 2016.

La buona notizia è che in Europa si muore molto meno che in altre aree del mondo. La mortalità è stata dello 0,8% (28 persone) tra tutti i 3.441 casi di malaria con esito noto e dell’ 1,3% (20 persone) tra i casi di malaria da Plasmodium falciparum con esito noto.

 

La malaria è causata dai parassiti del Plasmodium. Una volta che si moltiplica all’interno dei globuli rossi, che può essere pericoloso per la vita in particolare quando è coinvolto il Plasmodium falciparum, ma  per fortuna sono disponibili diversi farmaci sia per il trattamento che per la profilassi. Sono quattro le specie di Plasmodium pericolose per l’uomo oltre al già citato Plasmodium falciparum: il Plasmodium vivax, il Plasmodium ovale e il Plasmodium malariae.

Tra i 4.947 casi per i quali è stata riportata la specie di Plasmodium, 3.883 persone erano entrate in contatto con P. falciparum, 714 con P. vivax, 210 con P. ovale, e 113 con P. malariae.

Il P. falciparum è più diffuso nell’Africa sub-sahariana, mentre il P. vivax rappresenta il 64% dei casi di malaria nella regione dell’OMS delle Americhe, oltre il 30% nel sud-est asiatico e il 40% nel Mediterraneo orientale.

A livello mondiale le cose non sembrano andare molto bene negli ultimi anni. Secondo gli ultimi dati dell’OMS, per la prima volta dopo oltre un decennio di progressi costanti nella lotta contro la malaria, nel periodo 2015-2017 non abbiamo registrato una riduzione significativa dei casi. Nel 2016 si sono verificati 216 milioni di casi e 445 mila decessi per malaria in tutto il mondo, ma se dal 2010-2016, si stima che l’incidenza della malattia sia diminuita del 18%, a partire dal triennio 2014-2016 incidenza è aumentata notevolmente nelle Americhe, nel Sud-est asiatico, nel Pacifico occidentale e in Africa.

 

 

 

 

L’articolo Malaria, 88 casi in Italia. I numeri in Europa non sono buoni sembra essere il primo su Info Data.

Leggi su infodata blog