In molti comuni lombardi, a partire dal 24 febbraio, i decessi si sono iniziati a contare per decine. Ben al di là della statistica ufficiale dei morti da Covid-19, come ha fatto notare un’inchiesta dell’Eco di Bergamo. L’Istat nei giorni scorsi ha diffuso dei dati parziali parziale di circa un migliaio di comuni, tra i quali molti lombardi, indicando in modo analitico i numeri di coloro che sono venuti a mancare nel 2020, fino al 21 marzo.

E se ancora non sono disponibili i dati dell’ultima decade dello scorso mese, dalla quale si attende purtroppo un ulteriore e preoccupante aggravamento del bilancio, nei 25 giorni presi in considerazione c’é stata una mortalità degli anziani anche dieci volte superiore al normale. In diversi comuni addirittura quasi uno ogni venti abitanti tra quelli meno giovani ha perso la vita. In nemmeno un mese.

Innanzitutto, chi sono le persone anziane? Si è preso come riferimento coloro che, al momento del decesso, avevano 66 o più anni, ossia quelli nati fino a metà della boomers generation. E’ ovviamente arbitrario, perché vi sono molti settantenni – e oltre – ancora in forma: fanno sport, conducono una vita attiva e sana, non hanno malattie invalidanti e hanno una aspettativa ancora piuttosto lunga, tenuto conto che quella italiana è di circa 82,5 anni in media.

Rispetto all’intera popolazione dunque, gli anziani così definiti rappresentano il 22% del totale. Per questa fascia di età, per trovare il valore di mortalità più alto in Lombardia nel periodo considerato, occorre uscire dalla provincia di Bergamo, la più colpita dal Coronavirus. Si tratta di Calsalmorano, comune della provincia di Cremona di poco più di 1.500 abitanti di cui 422 con 66 anni o più. Ebbene, di questi ne sono deceduti in meno di un mese ben 27, il 6,4% del totale. La media degli ultimi cinque anni è stata di un decimo. Una trentina di chilometri più a sud si trova Stagno Lombardo: stessa provincia, stesse dimensioni e quasi lo stesso rapporto: 373 anziani e 16 decessi nel 2020 contro una media di soli 1,9 nei cinque anni precedenti.

A Nembro, comune della Val Seriana di 11mila abitanti ed epicentro del dramma, si sono registrati, su un totale di 2.572 anziani, ben 117 morti, quasi 5 al giorno. Quasi un residente su venti over 65 è venuto a mancare in poco più di tre settimane, ossia il 4,55%. Per un confronto, la media del periodo nei cinque anni precedenti era solo dello 0,02%. Stessa situazione nella vicina Leffe: la città che, con Albino, dà il nome al sodalizio sportivo che negli anni 2000 arrivò ai vertici della Serie B, con 45 morti su 1.216 anziani.

Nel grafico sottostante potete trovare tutti i valori suddivisi per classe di età. Elaborazione Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat.

Si potrebbe pensare che le cose vadano meglio con gli adulti, ossia la popolazione tra i 25 e i 65 anni di età. Dal punto di vista dei valori assoluti è così, con un numero di decessi molto minore. Tuttavia, guardano i dati in modo relativo, ossia a cosa è successo nello stesso periodo del quinquennio precedente, i numeri non sono meno drammatici. Anche tralasciando i comuni con dimensioni troppo piccole per poter essere significativi, per gli altri il moltiplicatore mostra un indice che è da due a dieci volte la media del periodo.

A Nembro, ad esempio, sono morti dieci adulti contro una media di uno nel quinquennio precedente. A Dalmine, città famosa per le acciaierie, 5 contro 1,4; a Rho, centro alle porte di Milano che ospita il polo fieristico, lontano dai focolai di Bergamo e Lodi, 8 nel 2020 contro nemmeno la metà, e così via.

Trovare una piccola speranza in questi dati è possibile: si tratta della popolazione fino a 25 anni. Per questi, i dati sui decessi non sembrano discostarsi in modo così significativo da quanto registrato tra il 2014 e il 2019. Oltre che, ovviamente, aspettando dati migliori su contagi, ricoveri, decessi, e sopratutto guariti.

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