Farà piacere a nutrizionisti e ambientalisti, meno ad allevatori e macellai: pare che in Italia si consumi meno carne. O, almeno, si macellano meno esemplari. A dirlo sono i dati Istat sulle macellazioni, aggiornati al mese di aprile di quest’anno, utilizzati da Infodata per costruire questa infografica:

 

Il primo dato che salta all’occhio riguarda il fatto che nel nostro Paese si macellano, in numeri assoluti, più suini che ovini, caprini e bovini. E proprio osservando i dati relativi ai maiali si vede bene il calo: nell’aprile dello scorso anno, gli abbattimenti superarono il milione di unità, quest’anno siamo di poco sopra le 800mila. Il calo è del 20,1%.

 

Anche i bovini macellati sono passati dalle 225mila unità dell’aprile dello scorso anno alle 191mila macellate nello stesso periodo del 2020, una contrazione del 15,2%. Discorso più complesso per quanto riguarda ovini e caprini, che vivono dei momenti di picco in occasione delle feste, in particolare la Pasqua e il Natale. Lo scorso anno la Pasqua cadde il 21 aprile e nello stesso mese furono 477mila i capi abbattuti, quest’anno è caduta il 12 aprile e i capi macellati sono stati 406mila. Il risultato è un calo del 14,9%.

 

Ora, è vero che ridurre i consumi di carni rosse fa bene alla salute e anche all’ambiente, visto che comporta una contrazione nelle emissioni di gas inquinanti legati agli allevamenti. Ma è altrettanto vero che questo si riduce in minori introiti per chi gli animali li alleva, li macella e li vende ai consumatori.

Peraltro, resta da capire se le scelte alimentari degli italiani siano legate al tentativo di introdurre una dieta più sana o sono dettate dal fatto che il lockdown ha ridotto le entrate di molte famiglie, che hanno così dovuto orientare i loro consumi su cibi meno costosi della carne rossa. Un dubbio che però i dati non aiutano a sciogliere.

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