Secondo una stima di Climate Impact Lab del 2018, entro la fine del secolo si conterebbero ogni anno 1,5 milioni di decessi correlati al cambiamento climatico di origine antropica, se il tasso di emissioni rimane invariato. Per chi non lo conoscesse, il Climate Impact Lab  è una collaborazione  di oltre 30 scienziati del clima, economisti, ricercatori, analisti e studenti di alcuni dei principali istituti di ricerca statunitensi.

Già nel 2014 l’Organizzazione mondiale della sanità stimava  che, nel 2030, l’Africa sub-sahariana avrà il più grande onere della mortalità attribuibile ai cambiamenti climatici, mentre nel 2050 il sud-est asiatico sarà la regione più colpita per quanto riguarda la salute della popolazione. I costi diretti stimati per i danni alla salute (vale a dire esclusi i costi in settori che determinano la salute come l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari) sono stimati tra i 2-4 miliardi di dollari anno dal 2015 al 2030.

Il reddito è collegato anche all’esposizione ai rischi climatici sul luogo di lavoro, poiché i lavoratori poco qualificati hanno maggiori probabilità di svolgere attività fisica o manuale all’aperto. Sono quindi a maggior rischio di vivere gli effetti delle alte temperature, tra cui lesioni, malattie cardiovascolari e respiratorie. Inoltre, la loro produttività è inferiore quando fa molto caldo, il che rende più difficile completare un’attività, che può influire negativamente su salari.

L’impatto sulle migrazioni: dati complessi da stilare

Valutare l’effetto dei cambiamenti climatici sullo sfollamento e sulle migrazioni è invece ancora una sfida: i numeri sono incerti. La decisione di spostarsi è motivata da una miriade di fattori e il rischio climatico è solo uno di questi. Sono inoltre almeno quattro le dinamiche legate al clima che entrano in gioco: (1) l’aumento della frequenza e dell’intensità delle catastrofi naturali (2) gli effetti dei cambiamenti climatici su mezzi di sussistenza, salute, cibo e acqua sicurezza, che aumenterà le vulnerabilità preesistenti, (3) l’innalzamento del livello del mare, che potrebbe rendere inabitabili le aree costiere e le isole basse, e (4) la concorrenza per risorse sempre più scarse, che potrebbe aggravare le tensioni e potenzialmente portare a conflitti e sfollamenti.

Il numero secondo gli esperti più attendibile riguarda gli ultimi anni appena trascorsi e si trovano in questo documento di GermanWatch  : 24,1 milioni di persone sarebbe state costrette a spostarsi a seguito di eventi meteorologici e catastrofi naturali ogni anno dal 2008 al 2018, mentre dal 1998 e il 2017, le perdite causate da eventi meteorologici estremi sono state pari a circa 174 miliardi di dollari l’anno.

Puerto Rico, Sri Lanka e Dominica sono risultati in cima alla lista dei paesi più colpiti da calamità naturali legate al clima nel 2017, mentre fra il 1998 e il 2017 troviamo Puerto Rico, Honduras e Malesia. Complessivamente, stando alle stime del rapporto sono morte più di 526.000 persone a seguito di oltre 11.500 eventi meteorologici estremi; e le perdite economiche complessive tra il 1998 e il 2017 sarebbero ammontate a circa 3,47 trilioni di dollari.

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