Spese impreviste che non riescono a sostenere, vacanze che non si possono permettere. Sono questi gli elementi che, nell’attuale contesto di crisi economica, accomunano le famiglie italiane. Almeno un terzo delle quali si trova in difficoltà di fronte alla necessità improvvisa di spendere 800 euro. Mentre due su cinque devono rinunciare anche ad una sola settimana di mare o di montagna.

Lo dice l’ultima edizione del report “Condizioni di vita e reddito” pubblicato dall’Istat. Uno studio secondo il quale nel 2015 il 28,7% delle famiglie italiane si trova a rischio di povertà o di esclusione sociale. Una circostanza che riguarda quei nuclei che sperimentano almeno una di queste tre condizioni: rischio di povertà, cioè con un reddito inferiore ai 9.508 euro l’anno, bassa intensità di lavoro, ovvero in cui i componenti risultato occupati al massimo per il 20% dell’anno, e grave deprivazione materiale.

Le famiglie che si trovano in quest’ultima situazione presentano almeno quattro di queste caratteristiche: hanno mutui, affitti o bollette arretrate, non possono riscaldare adeguatamente la casa, non possono permettersi un pasto con proteine almeno una volta ogni due giorni, non riescono a far fronte a spese impreviste da 800 euro. Ancora, non possono permettersi una vacanza, un televisore a colori, una lavatrice, un’automobile o un telefono.

La situazione nel dettaglio è illustrata nell’infografica, dove i pallini virano all’azzurro se la percentuale è inferiore a quel 28,7% che rappresenta la media nazionale delle famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale. Mentre si spostano verso l’arancione quando la percentuale è superiore. Passando con il mouse su un pallino un pop-up offre informazioni rispetto agli aspetti demografici e al reddito medio. Con i filtri in alto a destra è infine possibile selezionare un indicatore demografico sul quale concentrarsi, come ad esempio i componenti della famiglia, il numero di persone che generano un reddito, la presenza di minori o di anziani. Ed eventualmente selezionare una sola delle tipologie che rientrano in questi indicatori.

Il colpo d’occhio che restituisce il grafico evidenzia appunto come siano le spese impreviste e le vacanze le note maggiormente dolenti per le famiglie italiane. Mentre il rischio di povertà o esclusione sociale è meno polarizzato. Nel senso che oscilla tra il 13,8% delle coppie over 65 senza figli al 51,2% dei nuclei in cui sono presenti tre o più minori. Aspetto positivo, o comunque meno grave, quello che riguarda la possibilità di consumare un pasto proteico o di scaldare adeguatamente la propria casa durante i mesi invernali.

Nel primo caso, dove non importa che le proteine siano di origine animale o vegetale, la situazione peggiore riguarda le famiglie in cui almeno un componente non è italiano: una su cinque non prevede piatti proteici almeno una volta ogni due giorni. E sono sempre questi nuclei quelli che più spesso si trovano ad avere problemi con la caldaia: il 27% non riesce a scaldare la propria abitazione, ovviamente per questioni di natura economica.

Utilizzando il filtro e concentrandosi appunto sulla nazionalità dei componenti della famiglia e passando con il mouse sui punti del grafico, si nota come siano i nuclei in cui almeno un componente è straniero ad essere maggiormente a rischio rispetto a quelle in cui sono tutti di nazionalità italiana. Unica eccezione la bassa intensità lavorativa, che colpisce il 12,4% delle famiglie “tricolore” ed appena il 7,7% di quelle multietniche.

La presenza di minori all’interno del nucleo famigliare è un altro degli elementi che fa aumentare il rischio di povertà. Si trova in questa situazione il 51,2% delle famiglie con almeno tre minori e comunque il 43,7% di quelle con cinque o più componenti. Tra queste ultime il 59,7% rinuncia alle vacanze, il 52,1% va in crisi se si trova a dover spendere all’improvviso una somma pari ad 800 euro.

Guardando invece alle fonti di reddito, sono i pensionati ed i lavoratori autonomi i più esposti al rischio di povertà. Con una percentuale pari rispettivamente al 32,9 ed il 30,8% dei nuclei familiari. Come è facile immaginare, le famiglie che possono contare su almeno due stipendi riescono a reggere meglio l’impatto della crisi. Secondo Istat solo una su cinque è a rischio di povertà. Se però è solo una persona ad avere un lavoro la percentuale sale fino al 45,4%.

Ultimo aspetto, le spese arretrate, siano esse legate al mutuo o all’affitto, piuttosto che alle bollette o a qualunque altra situazione debitoria. Anche in questo caso ad essere maggiormente in difficoltà sono le famiglie in cui almeno un componente è straniero (32,3%) e quelle numerose. Siano essere con tre o più minori (31,2%) o comunque con almeno tre figli a carico (30,4%), una su tre è indietro con spese che possono causare il pignoramento della casa, lo sfratto o il taglio delle utenze. Il primo passo per rientrare davvero in quelle condizioni di grave deprivazione materiale di cui parla l’Istat.

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