Le famiglie italiane diventano sempre più piccole: circa una persona ogni sei nel 2017 viveva da sola. Lo mostrano le ultime analisi contenute in un rapporto dell’agenzia europea Eurofound, fondazione che si occupa di politiche sociali. In dieci anni questo gruppo è aumentato di circa due punti percentuali, passando dal 14 al 16% del totale. Sono valori che comunque non ci separano troppo dalla media europea, appena maggiore, e che riflettono un fenomeno di lungo periodo che con tutta probabilità continuerà allo stesso modo anche in futuro.

Come accennato l’Italia è grosso modo in mezzo al gruppo, in questo senso, mentre troviamo gli estremi da un lato in Germania, dove a vivere sole è un filo meno di un quarto delle persone, dall’altra in Slovacchia, Slovenia, Polonia e Croazia luoghi dove scendiamo al 9-10%. Alcune rare eccezioni mostrano però anche una direzione opposta, o quanto meno stabilità: è il caso per esempio di Belgio e Regno Unito.

Già oggi, ricorda il rapporto, l’Europa ha la maggiore proporzione di famiglie composte da un solo individuo e le possibili spiegazioni di questo cambiamento sono diverse. Da un lato ci sono motivi economici e demografici: la maggiore indipendenza finanziaria delle donne e più in generale una crescita degli standard di vita, l’aumento dell’età media, un miglioramento nell’uguaglianza di genere nonché la tendenza a sposarsi più tardi. D’altra parte le relazioni fra persone sono di solito più brevi di un tempo, con una crescita di separazioni e divorzi, e in più può esserci un possibile effetto delle migrazioni dove per esempio i giovani possono spostarsi all’estero in cerca di lavoro o per ragioni temporanee rendendo più complicato creare legami.

In Europa le donne tendono a vivere sole molto più spesso degli uomini: succede al 42% delle une e al 24% degli altri. Questo dipende, in parte, anche dal fatto che vivono in media più a lungo e quindi diverse fra tali persone sono abbastanza in avanti con gli anni. I più giovani, al contrario, rappresentano una fetta maggiore del totale in nazioni come Olanda, Svezia e Finlandia dove ne “riflettono il background culturale, che incoraggia l’indipendenza dei giovani adulti” i quali di solito lasciano presto la casa dei propri genitori. Certamente molto prima degli italiani, per esempio, che per una combinazione di fattori culturali e difficoltà economiche sono invece fra gli ultimi in Europa a trasferirsi altrove.

Gli autori sottolineano comunque che questo fenomeno non deve per forza essere interpretato come negativo. Alcuni studi psicologici hanno trovato infatti che non si tratta necessariamente di “una manifestazione di una società sempre più isolata”, in quanto non è detto che vivere soli implichi sentirsi soli. Al contrario, “la scelta di vivere soli è il risultato di ricchezza crescente, rivoluzione nelle tecnologie di comunicazione, urbanizzazione di massa e aumento della longevità”. Altri studiosi suggeriscono che la crescita di questo genere di famiglie riflette un individualismo di rete (“networked individualism”), “un nuovo tipo di rapporti sociali dove la connessione fisica nello spazio viene soppiantata o integrata dalla comunicazione tecnologica”.

 

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