Le lauree in diverse materie scientifiche sono e restano fra le più appetibili quanto a risultati sul mercato del lavoro. Secondo gli ultimi numeri di Alma Laurea, la fonte più affidabile in Italia che raccoglie informazioni su come vanno le cose per i neo-laureati, anche nel 2019 diverse aree come ingegneria, medicina, informatica o chimica garantiscono sia una maggiore probabilità di trovare un posto che uno stipendio più elevato.

Tre anni dopo aver conseguito il titolo magistrale (o a ciclo unico nel caso di giurisprudenza e medicina) queste discipline hanno procurato un posto di lavoro almeno nel 90% dei casi, con stipendi netti medi andati grosso modo dai 1.600 euro mensili in su. Nell’altra direzione troviamo invece molte lauree umanistiche come appunto giurisprudenza, storia dell’arte, psicologia, storia o filosofia, che portano a un impiego con molta meno probabilità – il 38% dei laureati nel primo ambito per esempio non lavorava ancora tre anni dopo aver conseguito il titolo – e comunque con un reddito ben minore.

La distinzione fra lauree scientifiche o umanistiche, e relativi risultati, resta comunque una generalizzazione di grana grossa e come tale ha le sue eccezioni. Un caso interessante è quello di chi ha studiato comunicazione, per esempio, che ha risultati lavorativi in linea con la media italiana e solo leggermente minori rispetto ai laureati in economia.

Questi risultati sono relativi al 2019, ma le differenze fra ambiti di laurea restano solide nel tempo. Alcuni tendono regolarmente a far meglio di altri, dal punto di vista dei risultati nel lavoro, e questo è vero da molto tempo e anche a livello internazionale pur se ovviamente con le dovute differenze e qualche spostamento verso il meglio o il peggio – inevitabile quando parliamo di un ambito tanto vasto e in condizioni così diverse.

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L’articolo Lavoro, stipendi (medi) e carriera. Ecco perché le lauree scientifiche convengono (prima puntata) sembra essere il primo su Info Data.

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