Primo fatto: solo nell’ultimo anno Oxfam ha stimato che la ricchezza dei 1900 miliardari del pianeta sia aumentata di 2,5 miliardi di dollari al giorno, cioè 900 miliardi di dollari complessivi.Il numero dei miliardari aumenta anno dopo anno, registrando un raddoppio dal 2007 – e sono sempre più ricchi. Dall’analisi di Oxfam “Bene pubblico o ricchezza privata” risulta che 26 individui possiedono attualmente la stessa ricchezza dei 3,8 miliardi di persone che compongono la metà più povera dell’umanità. L’anno scorso erano 43. Nel frattempo la povertà estrema in Africa Subasahariana e non solo, è in crescita. La Banca Mondiale nel 2018 stimava 3,4 miliardi di persone, cioè la metà degli abitanti della Terra, che vivono con meno di 5,50 dollari al giorno, definendo questa come la nuova soglia di povertà.

Secondo fatto: gli uomini ancora oggi posseggono il 50% in più della ricchezza posseduta dalle donne. Secondo le stime di Oxfam, se il lavoro di cura non retribuito svolto dalle donne in tutto il mondo venisse appaltato a un’azienda il suo fatturato annuo sarebbe circa 43 volte quello di Apple.

Per fare un esempio pratico, in base alla lista Forbes 2018 il patrimonio di Jeff Bezos, fondatore di Amazon e uomo più ricco del mondo, ammonta a 112 miliardi di dollari. Appena l’1% della sua ricchezza equivale a quasi l’intero budget sanitario dell’Etiopia, dove vivono 105 milioni di persone. Zay invece è un operaia nel settore dei gamberetti, in Tailandia. I gamberetti che sguscia per 12 ore al giorno guadagnando a malapena 15 dollari, vengono forniti a grandi aziende, fra cui i supermercati di proprietà di Amazon.

In altre parole: raggiungere le sfide poste dagli Obiettivi di Sostenibilità delle Nazioni Unite entro il 2030 è più che mai doveroso. Nonostante gli enormi progressi ottenuti dal 1990, il problema sono i servizi: il 37% della popolazione in Africa subsahariana non ha accesso all’acqua potabile e il 65% all’elettricità, che fa sì che sia molto elevato il tempo che le famiglie povere devono dedicare al lavoro di cura. Appunto, non retribuito. Uno studio condotto nel 2015 in 13 paesi ha stabilito che investimenti in istruzione e salute (per tutti) hanno determinato il 70% della riduzione della disuguaglianza.

La questione della tassazione è cruciale poiché risulta che la grande ricchezza sia fortemente sottotassata. Solo 4 centesimi per ogni dollaro di gettito fiscale provengono da imposte patrimoniali. Il miliardario Warren Buffet, il terzo uomo più ricco del mondo nel 2015 secondo Forbes, in un’intervista rilasciata alla CNN  nel 2013 dichiarava di essere soggetto ad un’aliquota fiscale effettiva inferiore a quella della sua segretaria.
Tenendo conto delle imposte dirette e indirette, in alcuni Paesi, come il Brasile e il Regno Unito, il 10% più povero della popolazione paga più imposte in proporzione al proprio reddito del 10% più ricco. Eppure gli esperti di Oxfam stimano che se l’1% più ricco della popolazione (ben maggiore del numero dei miliardari!) pagasse lo 0,5% in più di imposte sul proprio patrimonio (non reddito) se ne ricaverebbe un gettito sufficiente a mandare a scuola tutti i 262 milioni di bambini che ancora non vi hanno accessi e fornire assistenza sanitaria salvavita a 3,3 milioni di persone.

Vi è poi il problema dell’evasione fiscale. Gabriel Zuckman nel suo libro “La ricchezza nascosta delle nazioni” (2015) parla di 7.600 miliardi di dollari occultati al fisco, circa 200 miliardi di dollari di imposte. Non è difficile acquistare la cittadinanza in uno qualsiasi dei vari Paesi che offrono un livello minimo di imposizione fiscale. In Africa per esempio si ritiene che il 30% della ricchezza privata sia stata trasferita offshore, sottraendo ai governi africani un gettito fiscale stimato in 15 miliardi di dollari. Risulta ben evidente che l’adagio “aiutiamoli a casa loro” è semplicistico e ingenuo, dal momento che i flussi di ricchezza orbitano a livello globale.

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