L’output sanitario dipenderà da quanto sapremo investire nei sistemi sanitari mantenendo un focus sulle disuguaglianze sociali che acuiscono.

Questa pandemia sta dolorosamente rivelando le disparità di salute esistenti e persistenti nelle nostre società: essa avrà il maggiore impatto sulla vita delle persone che vivono in condizioni di privazione o che affrontano difficili circostanze socio-economiche.

Chi vive in condizioni socioeconomiche più povere è più esposto alle infezioni. Persone che potrebbero non essere in grado di autoisolarsi a causa di condizioni di lavoro insicure che non consentono il telelavoro o forniscono un congedo per malattia o assistenza legale. Come stima il Bureau of Labor Statistics americano solo il 9,2% dei lavoratori appartenenti al 25% dei meno abbienti può usufruire del telelavoro, contro il 61,5% di chi appartiene al 25% dei più ricchi.

Secondo i dati Eurostat (2018) in Italia il reddito del quinto dei cittadini più ricchi è 6,3 volte quello del quinto dei più poveri. Siamo in questo senso nei primi posti della classifica per ampiezza della disparità: in Europa in media i più ricchi guadagnano 5 volte più dei più poveri. In Germania 4,3 volte, in Francia il 4,6, in Gran Bretagna 5,1 e nei paesi del nord Europa meno di 4 volte tanto.

Sebbene sia presto per elaborare statistiche definitive, le evidenze mostrano già da subito che la maggior parte dei decessi avviene tra quelli con patologie di base come ipertensione, diabete e malattie cardiache o respiratorie. Tutte malattie che risentono moltissimo dell’impatto dei determinanti socioeconomici. Secondo i dati più recenti della sorveglianza PASSI d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità , un adulto su 5 è iperteso, sempre uno su 5 ha il colesterolo alto, una persona su 3 ha uno stile di vita troppo sedentario, e addirittura 9 italiani su 10 non mangiano le famose cinque dosi raccomandate di frutta e verdura giornaliere. Il 26% degli intervistati è fumatore e il 42% è sovrappeso o obeso. Nel dettaglio, un italiano su 10 è obeso.

Più una persona è socialmente ed economicamente svantaggiata, più è probabile che soffrano di queste malattie, che sono in gran parte prevenibili. Some evidenziava uno studio (anche italiano) pubblicato su The Lancet nel 2017 contare solo su uno stipendio molto basso può rivelarsi letale quanto fumare, avere il diabete o condurre una vita sedentaria. Perché? Perché non ci permette di scegliere davvero il nostro stile di vita, come rileva in più occasioni anche il noto epidemiologo Michael Marmot.

Ciò vale anche per i rischi di cattiva salute mentale, che saranno esacerbati dall’isolamento, dalla paura e dall’insicurezza. “La metà delle telefonate alle linee di emergenza proviene da anziani soli. La carenza più critica in questi giorni è quella dei professionisti delle unità di terapia intensiva e malattie infettive. L’Italia non ha ancora superato il picco di infezione e abbiamo più domande che risposte, ma ci sono alcune lezioni che possiamo già imparare” scrive su EuroHealthNet Giovanni Gorgoni, Direttore Generale dell’ Agenzia Regionale Sanità e Affari Sociali della Puglia (AReSS Puglia).

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