Nei giorni scorsi si è parlato molto di misure anti inquinamento da particolati (le sostanze sospese nell’aria che hanno una dimensione fino a 100 micrometri, PM10, PM 2,5) in Lombardia, che si sono tradotte in uno stop alla circolazione dei veicoli più inquinanti, motori Euro 4 diesel compresi. A quanto pare però la situazione è più pericolosa di quanto si pensa. Secondo quanto riporta  la nota associazione milanese Cittadini per l’Aria, test svolti da Transport & Enviroment sui due veicoli diesel Euro 6 più venduti in Europa mostrano che le nuove auto di questo tipo continuano a violare i limiti di legge sulle emissioni di polveri sottili, con picchi di inquinamento fino a 1.000 volte i valori considerati standard.

Certo, non è solo il settore dei trasporti a produrre particolati. Secondo il XIV Rapporto Qualità dell’ambiente urbano di ISPRA (ne parlavamo qui ), il 59% del particolato primario (quello cioè direttamente emesso dalle sorgenti inquinanti come dai tubi di scappamento delle auto) è dovuto al riscaldamento. Caldaie, stufe e caminetti, solo da metà ottobre a metà aprile, sono responsabili di più del 60% delle polveri sottili emesse nel 2015.

Salute infantile Gli effetti dell’esposizione sulla salute di adulti e bambini sono numerosi: problemi respiratori in primis, specie nei più piccoli, ma anche conseguenze al sistema cardiocircolatorio, allergie, ma anche tumori e problemi durante la gravidanza. Un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dal titolo Air pollution and child health  , pubblicato a ottobre 2018, evidenzia che l’esposizione all’aria inquinata durante la gravidanza aumenta la probabilità di partorire prematuramente e quella che i bambini abbiano basso peso alla nascita, oltre a incidere sul neurosviluppo del feto dunque sulle loro capacità cognitive.

 

Non è però sempre così semplice stabilire con precisioni dal punto di vista quantitativo gli effetti dell’esposizione a uno specifico inquinante sulla prevalenza di determinate malattie, stabilendone il livello di responsabilità. Il limite di questo genere di indagine epidemiologiche è che si tratta in molti casi di problemi con un’origine multifattoriale.

 

Ospedalizzazioni

 

Un articolo pubblicato sul British Medical Journal a dicembre 2019 ha evidenziato una correlazione fra l’esposizione prolungata, e anche a breve termine, a livelli anche nella soglia polveri sottili come a PM2.5 e ospedalizzazioni specie per insufficienza cardiaca congestizia, polmonite, aritmie cardiache e setticemia. Anche a livelli di inquinamento da PM2.5 inferiori alle soglie fissate dalle linee guida internazionali sulla qualità dell’aria, l’esposizione è associata a diverse cause recentemente identificate di ricoveri ospedalieri. Ogni aumento di 1 µg/m3 di PM2.5 è stato associato a 2.050 ricoveri extra ospedalieri e a 12.216 giorni di ospedale. Si tratta di uno studio statunitense, condotto dalla TH Chan School of Public Health di Harvard, che ha analizzato oltre 95 milioni di richieste di assicurazione ospedaliera nell’ambito di Medicare, di adulti di età pari o superiore a 65 anni negli Stati Uniti dal 2000 al 2012.

 

Salute cardio-respiratoria

 

A dicembre 2018 The Lancet Planetary Health pubblicava tre importanti studi sul tema della salute cardio-respiratoria in correlazione con l’esposizione alle polveri sottili, in particolare la prima revisione sistematica  sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute cardio-respiratoria. Il risultato è stato che nei Paesi più poveri brevi esposizioni ai particolati sono correlate con un rischio più elevato di mortalità. Un aumento giornaliero di 10 μg /m³ di PM2.5 è stato associato a un aumento della mortalità per ragioni cardiovascolari dello 0,47% e allo 0,57% in più di mortalità respiratoria. Un aumento di 10 μg/m³ giornaliero di PM10 è stato associato invece a un aumento dello 0,27% della mortalità cardiovascolare e allo 0,56% della mortalità respiratoria.

 

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