Settimana di grande importanza per il movimento delle startup europee quella scattata ieri a San Francisco, con il taglio del nastro dell’edizione 2016 di SEC2SV – Startup Europe Comes to Silicon Valley, evento organizzato da Mind the Bridge ed Eit Digital e dedicato ai futuri “unicorni” del Vecchio Continente. Fino al 20 settembre, le 18 scaleup finaliste, provenienti da 13 Paesi, incontreranno infatti il mondo dei venture e degli investitori americani in un’ottica di vendita, finanziamento e opportunità di collaborazione. Il biglietto da visita con la quale si presentano è di tutto riguardo: oltre 60 milioni di dollari raccolti collettivamente e oltre mille dipendenti in organico per cercare successo in mercati e settori che vanno dall’e-commerce alla sanità per arrivare alla sicurezza. Spiccano, nel lotto di imprese tecnologiche sbarcate oltreoceano, due aziende italiane, Shopfully (DoveConviene) e Negentis. I precedenti, come conferma Marco Marinucci, Ceo di Mind the Bridge, sono incoraggianti: la spagnola JobandTalent ha raccolto 42 milioni di dollari con un series B subito dopo l’evento, l’italiana Mosaicoon ha festeggiato l’esperienza con un round di otto milioni.
L’evento si è aperto ieri presso il Computer History Museum di Mountain View con l’European Innovation Day. Nell’occasione è stato presentato uno studio (“Startup Transatlantic M&As. US vs EU”, realizzato da Mind the Bridge e Crunchbase) che ha rimarcato come siano le aziende americane, al momento, ad avere in mano il pallino dell’industria delle startup. Delle circa seimila nuove imprese acquisite dal 2012 fra Stati Uniti ed Europa, ben l’82% delle operazioni sono state perfezionate da società americane, con investimenti di oltre 500 miliardi di dollari. E se un deal su cinque (il 21% per la precisione) vede la firma di una realtà della Silicon Valley, ben 11 compagnie di stanza intorno alla Bay area sono nella top 15 delle operazioni più importanti. La prima azienda europea in classifica, la tedesca Sap è solo in 33esima posizione, mentre il Regno Unito si conferma terra promessa per le startup continentali, con oltre 500 exit a partire dal 2012. Nel complesso l’Europa ha speso in startup, negli ultimi quattro anni, circa 57 miliardi di dollari. Fra i tanti dati emersi dallo studio, spiccano anche quelli relativi alle operazioni portate a termine in Europa: 562 portano la firma di compagnie statunitensi (il 44% del totale), contro i 709 deal conclusi da società europee.
Il ruolo dell’Europa nei nuovi scenari internazionali? «Da una parte – spiega il Ceo di Mind the Bridge al Sole24ore – dovremo fare i conti con un numero sempre crescente di startup digitali che cercano spazio e investimenti in un ecosistema ormai saturo come quello della Silicon Valley, dall’altra con le grandi corporation di tutto il mondo alla ricerca di contaminazione e soluzioni di innovazione integrabili con il proprio piano di sviluppo in settori come data storage, e-commerce fashion, online advertising, social network, enterprise healthcare e Internet of Things».
I nomi su cui scommettere, italiane a parte, sono per esempio quelli di Awingu, startup belga che ha raccolto 18 milioni di dollari di finanziamenti e sviluppato una piattaforma Web based per accedere a file, applicazioni e software aziendali dal dispositivo mobile personale. Oppure quelli dell’inglese Metail e della spagnola Bebee, già finanziate rispettivamente con 19,5 e 11 milioni di dollari.

Articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 13 settembre a pagina 31

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