Alzi la mano chi sarebbe disposto a spendere 75 dollari, poco più di 66 euro, per acquistare un giga di traffico dati per il proprio smartphone. Nessuno, ovvio. In Italia con somme molto minori se ne comprano una trentina al mese. I 75 dollari, 75,2 per amor di precisione, sono invece la somma che deve sborsare un cittadino dello Zimbabwe, ufficialmente il Paese nel quale il traffico dati costa di più al mondo.

 

I numeri arrivano da Cable, azienda britannica che si occupa di comparare offerte di prodotti e servizi in ambito tecnologico, che ha raccolto i dati relativi alle offerte di traffico dati associate ad una sim telefonica. Calcolando, per ciascun Paese, un prezzo medio per giga. Il risultato è questo:

 

 

Ovviamente, più il territorio di un Paese è scuro, maggiore è il costo sostenuto dagli utenti. Dalla mappa si nota come sia l’Asia, con l’esclusione di Turkmenistan e Cina, il continente in cui navigare da smartphone costa meno. Il record spetta all’India, dove 1 Giga costa appena 26 centesimi di dollaro.

 

In Cina ci si avvicina ai 10, in Canada e Usa si superano i 12, Germania e Francia si avvicinano a 7, mentre la Gran Bretagna arriva a 3. E l’Italia? Nel nostro Paese 1 Giga di traffico dati ha un prezzo medio di 1,73 dollari.

 

Ora, come si spiegano queste differenze di prezzo così profonde? Secondo Dan Howdle, consumer telecom analyst di Cable, «molte delle nazioni nelle quali i dati mobile sono più economici rientrano in due categorie». La prima riguarda «realtà nelle quali l’infrastruttura è eccellente e quindi i provider sono in grado di offrire grandi quantità di traffico e questo riduce i prezzi». La seconda, invece, fa riferimento a Paesi in cui «le reti sono meno avanzate e si basano in maniera consistente sul mobile, in cui le condizioni economiche impongono prezzi bassi perché sono quelli che le persone possono permettersi».

 

Infine, ci sono i Paesi con i costi più elevati. Lo Zimbabwe, come detto, ma anche la Guinea equatoriale con 65 dollari o l’isola di Sant’Elena con 55. Realtà nelle quali «oltre ad un’infrastruttura non sviluppata ci sono anche consumi molto bassi, nei quali le persone acquistano pacchetti di decine di megabyte».

 

Per un’ulteriore analisi, Infodata ha deciso di incrociare i dati con quelli relativi al Pil pro capite misurato in power purchasing standars, un indicatore che parifica il potere di acquisto delle diverse valute nei singoli Paesi. Numeri che arrivano dalla Banca Mondiale e che fanno riferimento al 2017. Mentre, è bene precisarlo, quelli di Cable sono relativi al 2018.

 

 

Come si può vedere, non viene evidenziata una tendenza definita. A conferma del fatto che, come spiega Howdle, sono diversi i fattori che concorrono a determinare il costo delle connessioni dati mobile. L’Italia, identificata da un quadrato rosso, si trova in quella parte del grafico in cui il costo è più basso. E, altro elemento positivo, si accompagna ad un Pil pro capite più alto.

 

In alto a sinistra spiccano i casi di Zimbabwe e Guinea, nazioni nelle quali il costo delle connessioni mobile è elevato, nonostante un Pil pro capite basso. Mentre in basso a destra ecco il Qatar, che unisce al prodotto interno lordo pro capite più alto tra quelli dei Paesi presi in considerazione anche un prezzo del traffico dati tutto sommato contenuto. Qui un giga costa 4,62 dollari. Che è sostanzialmente la stessa cifra che si spende in Burkina Faso, dove però il Pil pro capite è cento volte inferiore a quello qatariota. Sì, decisamente sono molteplici i fattori che determinano il costo del traffico dati da smartphone.

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