In ben dieci regioni italiane il tenore di vita degli abitanti, espresso dal loro Pil, si trova ormai sotto la media europea. Secondo le ultime rilevazioni Eurostat, nel 2017 c’è stata una modesta crescita di beni e servizi prodotti in Italia, nel complesso, ma il nostro paese è rimasto fra quelli cresciuti meno.

Si tratta di una media generale che sintetizza velocità e passi diversi fra le varie regioni. Proprio nell’area in cui il Pil per abitante è maggiore, la provincia autonoma di Bolzano, l’attività economica è rimasta identica al livello del 2016. Se però disegniamo un grafico per capire quanto vicine o lontane sono le regioni italiane dalla media europea, quest’ultima risalta fra quelle che perdono di più.

 La ragione è semplice: il resto dell’unione è cresciuto molto più in fretta. Solo pochi altri Paesi (fra cui il Regno Unito) sono avanzati più lentamente, e questo ci ha fatto arretrare rispetto al resto del gruppo. Altre regioni, come la Lombardia, hanno invece mantenuto la loro posizione relativa con un PIL per abitante di poco inferiore al 130% della media europea.

L’intero meridione, con qualche pezzo di centro Italia come le Marche, era e resta ancora ben al di sotto di tale soglia.

Per avere un quadro più accurato conviene tornare un po’ più indietro nel tempo, partendo per esempio dal 2000 che è il primo per cui Eurostat rende disponibile la propria serie storica. Allora le regioni al di sotto della media europea erano “solo” sette, ma da allora al gruppo si sono aggiunte Abruzzo, Umbria e Marche.

Le aree meglio messe sono rimaste al di sopra della soglia, ma rispetto al resto dell’unione sono cadute a picco anch’esse. La Lombardia, per citare un solo caso, nel 2000 aveva un PIL per abitante pari a poco meno del 160% della media europea. In diciassette anni, a ben vedere, ci si è allontanata di quasi trenta punti percentuali.

La crescita più rapida in Europa è arrivata soprattutto dalle nazioni più povere dell’est. Paesi come Germania o Spagna sono riusciti comunque, in diversi casi, a stargli dietro per cui la loro posizione relativa non è poi cambiata così tanto.

Anzi la situazione appare migliore in diverse aree dell’ex Germania dell’Est, un tempo piuttosto distanti dalla media europea ma ora più vicine. Il contrario è successo nel meridione italiano, ancora più alla periferia oggi di quanto non fosse a inizio del nuovo millennio.

Per capire qual è il vero tenore di vita degli italiani e degli europei torna utile, a questo punto, anche contare quanti sono e dove vivono. Proprio in Italia, per esempio, le regioni più ricche sono anche quelle dove spesso la popolazione cresce – in particolare per il contributi degli immigrati che fanno più figli dei “nativi”.

Viceversa, aree più povere come Sicilia o Puglia vedono una popolazione sostanzialmente stabile, ma su cui grava sia il peso dell’emigrazione – verso il settentrione o proprio fuori dall’Italia – sia la mancanza di immigrati, per i cui quali non vi è davvero ragione di arrivare viste le scarse prospettive di lavoro.

 

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