C’era una volta l’informatica dei mainframe, delle applicazioni e dei sistemi proprietari. Ogni azienda, grande o piccola, doveva destinare stanzoni, capannoni e spazi per ospitare server, computer e dispositivi.

Un modello che l’avvento della rete non ha cancellato ma che è via via profondamente cambiato con la virtualizzazione e il cloud computing. Oggi il compito di chief information officer e responsabili IT è quello di trovare la via maestra fra software, infrastrutture e piattaforme as a service, fra servizi cloud di tipo pubblico e privato.

L’informatica nelle nuvole è il paradigma di oggi e di domani, un’opportunità imprescindibile per le aziende di ogni dimensione, che possono gestire una grande quantità dei propri bisogni IT senza ricorrere ad acquistare (e mantenere) risorse hardware o licenze software. Business continuity, assistenza e compliance (si pensi alle normative più recenti, quali la GDPR, che comportano responsabilità crescenti a fronte di impellenti richieste tecnologiche) vengono così garantite sempre più spesso da partner terzi che, grazie a competenze specifiche, offrono servizi e risorse – in proprietà o in locazione – in remoto.

Il mercato di questi servizi ha un valore di 2,77 miliardi di euro in Italia. Il dato è stato certificato dall’edizione 2019 dell’Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano, che ha stimato una crescita del 18% rispetto all’anno precedente e i servizi di Infrastructure as a Service (IaaS) contribuiscono a questa performance, segnando un +24%. Manifatturiero, Banche e Tlc/Media sono i tre settori dove maggiore è la penetrazione di piattaforme, software e infrastrutture cloud. Tra le Pmi, invece, solo il 30% adotta soluzioni in cloud segnando una distanza rispetto alle imprese di grandi dimensioni.

Sui giornali si legge spesso che il problema vero non sono le tecnologie ma le persone. O meglio, mancano le competenze. Oggi quasi un quarto delle aziende possiede un team dedicato al cloud, in forte crescita rispetto al 10% registrato l’anno scorso, ma l’attenzione riguarda la selezione delle figure: in sei casi su dieci le organizzazioni lamentano difficoltà nel reperire le figure professionali necessarie.

Allargando lo sguardo, la spesa complessiva delle imprese in IT è in aumento. Secondo Gartner questa sarà di 3.800 miliardi di dollari nel 2020, di cui 250 riguardano i servizi di public cloud computing, destinati a diventare 331 nel 2022. Tra questi, una parte importante la fanno i servizi IaaS, con 50 miliardi di valore raggiunti il prossimo anno e destinati a crescere del 50% nei 24 mesi successivi. Inoltre, secondo un sondaggio RightScale le sfide per l’uso del cloud computing nel mondo vengono da questioni inerenti alla governance, dalla mancanza di expertise e risorse dedicate, e dalla spesa di gestione.

In Italia uno dei player principali per la fornitura di cloud e servizi data center è Aruba. La società italiana, leader nei servizi di web hosting, email, PEC e registrazioni domini, offre tramite la divisione Aruba Enterprise, servizi data center e cloud infrastructure alle grandi imprese e alla pubblica amministrazione.

“Tra i trend recenti che riscontriamo dal nostro osservatorio – ha commentato Massimo Bandinelli, Marketing Manager di Aruba Enterprise – c’è da una parte un forte orientamento delle aziende verso la customizzazione e quindi Hybrid Cloud, che unisce ambienti on-premise, private e infrastruttura fino alla colocation; dall’altra una crescente richiesta di servizi in modalità as-a-service, quali il Disaster recovery e il Backup; fino a toccare soluzioni in ambito Trust services per la dematerializzazione dei processi aziendali. Fra i fattori trainanti di tutto questo ci sono sicuramente la necessità crescente di personalizzazione dell’Enterprise, che apprezza partner con i quali si può dialogare e costruire soluzioni complesse, e anche il GDPR con la sua spinta alla tutela del dato e del livello di servizio.”

La normativa conduce infatti verso l’individuazione di standard europei e di soluzioni che portano alle aziende benefici in termini di ridondanza geografica, livelli di servizio e assistenza offerti, il tutto a prezzi competitivi. Il cloud ha smesso da tempo di essere un mistero, ed è oramai considerato un’opportunità sia per le organizzazioni più grandi, con bisogni complessi che necessitano di progetti altamente personalizzati e un IT service management adeguato e presente, sia per quelle più piccole che hanno bisogno di servizi flessibili e full outsourcing dei processi non core, per liberare le proprie risorse interne verso il business effettivo.

 

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