I consumatori hanno speso  50,1 miliardi di dollari in tutto il mondo per acquistare applicazioni o servizi in-app negli App Store di Apple e nel Google Play di Google. Questo è avvenuto in soli sei mesi. Secondo le stime preliminari di Sensor Tower Store Intelligence  al 30 giugno complessivamente  la crescita  è stata del 23,4% anno su anno. Tra la prima metà del 2018 e il 2019 era del 20%. Quindi il progresso di quest’anno riflette un trend di maggiore spesa complessiva a seguito dell’impatto di COVID-19 sull’ecosistema globale delle app. E fin qui tutto bene.

Qui sotto nel grafico realizzato da Statista la previsione del giro d’affari che potrebbe raggiungere questo mercato alla fine dell’anno. Sempre sulla base dei dati dell’istituto di ricerca SensorTower.

Facebook, Apple, Google e Amazon davanti all’Antitrust  Il 27 giugno Tim Cook, insieme ai numero uno di Facebook, Google e Amazon saranno  ascoltati dalla commissione antitrust della Camera degli Stati Uniti. Oggetto del contendere? La regolamentazione dei loro marketplace. In altre parole, si cerca di capire se per gli sviluppatori e per i consumatori quello delle app e dei servizi non sia un mercato che andrebbe liberalizzato. La questione è antica, andrebbe rivisto il concetto di monopolio. Lo strapotere delle piattaforme digitali cino-californiane rappresenta un freno all’innovazione? O è un abilitatore di nuovi business? Chi scrive è convinto che il vero monopolio del quale abusano spesso le piattaforme giganti del web è relativo al controllo dei dati sugli utenti, sulle relazioni che intrattengono tra loro e con le aziende. Servirebbe una legge forte per garantire la portabilità dei dati. E questo forse spingerebbe le piattaforme a concentrarsi più sulla creazione di servizi di nuova generazione che sulla piattaforma stessa. Ad ogni modo, l’Antitrust Usa vuole vederci più chiaro. Tanto che i giganti si sono mossi in anticipo.

La guerra degli studi. A giugno, appena in tempo per l’annuale Worldwide Developers Conference, Apple aveva pubblicato i risultati di uno studio per misurare l’impatto economico dell’ecosistema dell’App Store. Quello che è emerso è che l’App Store avrebbe abilitato un giro d’affari di 519 miliardi di dollari  l’anno scorso. Di questi soldi Apple avrebbe intascato solo una piccola percentuale. ça settimana scorsa un altro studio ha confrontato le commissioni di Apple con quelle della concorrenza, scoprendo che “il tasso di provvigione dell’App Store di Apple è simile in grandezza a quello di altri app store e mercati dei contenuti digitali”.

Come funziona il mercato della app. Apple chiede una commissione del 30 percento sulle vendite di app, sugli acquisti in-app di contenuti digitali e sugli abbonamenti effettuati tramite app iOS (quest’ultima scende al 15 percento dopo il primo anno). Nei casi in cui Apple compete con produttori di app di terze parti (ad es. Apple Music vs. Spotify) questa commissione potrebbe configurarsi come una pratica anti-concorrenziale. Stesso discorso per Google. Il Play Store di Google applica una percentuale del 30% per l’acquisto di applicazioni e per gli acquisti in-app. Nel caso di acquisti in app, quindi sottoscrizione a servizi in abbonamento, la percentuale è del 30% il primo anno e scende al 15% il secondo anno. Come scrive la rivista di tecnologia Dday che ha analizzato bene le commissioni e le restrizioni presenti nei vari market place la commissione “è un po’ il costo di affitto del negozio, e include lo spazio, l’allestimento della vetrina, il controllo di quello che si vende (niente malware) e il servizio”. “Più delicata la questione degli in-app purchase, ovvero la percentuale per quei servizi come abbonamenti a servizi di streaming che costituiscono una fonte di reddito costante: se una applicazione o un film acquistato su una piattaforma di Video on Demand pagano il 30% una sola volta, le app con abbonamenti pagano la percentuale ogni mese”. In sostanza, come emerge bene leggendo le tabelle contenute in questo studio , le commissione sono abbastanza allineate nei vari marketplace. Le differenze sono spesso minime. Ma per i “manutentori” di questi marketplace gli introiti sono giganteschi. Pensiamo ad Apple. Due terzi dei 50 miliardi di ricavi sono riconducibili alla Mela. Sempre secondo lo studo di Sensor Tower. Ragionando in modo un po’ spannometrico vuole dire che solo di commissione Cupertino incassa 10 miliardi di dollari. E solo in sei mesi.

 

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