Nel 2017, quanto a numero di immigrati in arrivo, l’Italia si è trovata nella parte medio-bassa del gruppo se guardiamo ai cittadini Ue; in quella media se invece consideriamo persone in arrivo da nazioni al di fuori dell’Unione.

Secondo Eurostat la maggiore intensità di immigrati comunitari – tenuto in conto che naturalmente numeri piccoli contano di più in nazioni di dimensione minore – c’è stata in Islanda, seguita a una certa distanza da Svizzera, Austria e Irlanda. Fra le grandi nazioni sviluppate, l’Italia appare come quella meno dove gli altri abitanti dell’unione tendono a trasferirsi meno spesso.

 

Svezia e Spagna sono invece in testa nel caso di persone con una cittadinanza diversa da quella UE, che nel 2017 si sono spostate verso l’Italia meno spesso che in Germania o Regno Unito, ma più che in Francia.

Come mostrano i numeri  dell’istituto nazionale di statistica in Italia gli immigrati vivono principalmente al centro-nord, dove d’altra parte esistono maggiori opportunità di lavoro. Fra le grandi città emerge in particolare Milano, dove poco meno di un abitante su cinque ha nazionalità non italiana.

Nel Meridione, d’altra parte, è tutt’altro che raro trovare centri dove la persone di origine straniera non superano il 2-3% della popolazione complessiva, o anche meno.

 

 Torino, Roma e Napoli tendono a confermare la tendenza generale che vede diminuire il numero di stranieri man mano che si viaggia verso Sud: nella capitale sono circa il 13% della popolazione, mentre nel centro partenopeo diminuiscono a meno della metà di quel valore.

Viene fuori così che, nel complesso, queste persone sono oltre 250mila a Milano, 385mila a Roma e poco meno di 60mila proprio a Napoli – grosso modo quante a Bologna, per esempio.

 

 

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