I dati della Sorveglianza Passi d’Argento 2016-2018, da poco pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità mostrano che invecchiare al Sud continua a essere molto più difficile che al Nord. Il 21% degli over 65 nel meridione presenta disabilità contro l’11% di chi vive nelle regioni settentrionali, mentre il 24% – un anziano su quattro – al sud vive una condizione di fragilità, contro il 13% di chi vive al nord.

Si tratta di “un gap che potrebbe certamente riflettere  – scrivono gli esperti – una differenza nella distribuzione di esiti di salute, ma anche una differenza fra Nord e Sud del Paese di offerta e ricorso a strutture di ricovero per anziani non pienamente autonomi.”

La differenza fra disabilità e fragilità è la seguente: è fragile la persona con 65 anni o più che dichiara di avere problemi a svolgere in maniera autonoma due o più attività strumentali della vita quotidiana, ma è completamente autonoma in tutte le funzioni fondamentali della vita quotidiana, come mangiare, vestirsi, lavarsi, spostarsi da una stanza all’altra, essere continente, usare i servizi igienici per fare i propri bisogni. La persona con disabilità invece dichiara di avere difficoltà anche nella gestione personale di queste ultime attività citate.

Nel complesso la condizione di disabilità, così definita, coinvolge 15 persone su 100, cresce con l’età e in particolar modo dopo gli 85 anni, quando arriva a interessare quasi un anziano su 2 (48%).

Anche la fragilità non va sottovalutata: è una condizione che cresce progressivamente con l’età, riguarda il 29% degli ultra 85 enni. Sette delle nove regioni con una percentuale di anziani fragili maggiore del valore nazionale sono al sud. Al primo posto troviamo la Basilicata dove addirittura un anziano su tre è fragile e più di uno su sei è disabile.

La correlazione con il titolo di studio e con le risorse economiche è evidente: è fragile il 23% (media italiana) delle persone senza alcun titolo di studio, contro l’8% dei laureati. Fra i disabili il gap legato al livello di istruzione va dal 22% di chi non ha nemmeno la terza media e il 6% fra i laureati.

Ma perché persiste questo divario nord-sud? Si tratta di una questione di servizi (pubblici), di pianificazione delle risorse, non tanto nel momento in cui la difficoltà si manifesta (dai dati di Passi emerge che quasi tutte le persone bisognose ricevono assistenza) ma prima, durante il corso della vita. La letteratura è lapalissiana sul fatto che il cosiddetto Life Course Approach, cioè un approccio all’invecchiamento che parta dalla promozione della salute sin dall’infanzia, sia la via maestra per invecchiare in salute. Per esempio, i dati (sempre Sorveglianza Passi) mostrano che il 39% degli over 65 è completamente sedentario, con percentuali maggiori della media nazionale in Campania, Sicilia e Basilicata. Al sud il 50% degli over 65 è completamente sedentario, contro il 34% del nord  e il 43% delle regioni del centro. Inoltre, a fare meno attività fisica sono maggiormente le persone con molte difficoltà economiche. Il gap rispetto al titolo di studio è invece meno ampio.

Lo stesso gap si osserva riguardo all’obesità, più prevalente fra gli anziani del sud. Se la media nazionale – comunque molto alta – è del 43%, al sud si arriva al 47%. Meno ampio in questo caso il divario a seconda del titolo di studio e delle condizioni economiche: gli anziani hanno abitudini alimentari non ottimali, anche fra chi non ha problemi economici.

C’è comunque da dire che sebbene, come si è detto, la quasi totalità delle persone con disabilità riceva aiuto, questo carico di cura e di assistenza è per lo più sostenuto dalle famiglie, molto meno dal servizio pubblico di Asl e Comuni. Solo il 9% del campione esaminato riceve aiuto a domicilio da operatori socio-sanitari, mentre il 3% riceve assistenza presso un centro diurno. Una piccola quota, il 2%, è supportata da associazioni di volontariato. Fra questi, meno di una persona su quattro riceve un contributo economico per questa condizione di disabilità, come un assegno di accompagnamento. Numeri esigui. La maggior parte -il  94% delle persone con disabilità – dichiara di ricevere aiuto dai propri familiari, il 36% da badanti, l’11% da conoscenti.

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