Eurostat la definisce business sophistication. È uno degli elementi che va a comporre l’indice di competitività regionale ed è a sua volta composto da quattro elementi. Il primo è la percentuale di lavoratori attivi nel settore finanziario, nelle assicurazioni, nell’immobiliare e nelle professioni e nelle attività di natura tecnico-scientifico rispetto al totale. Quindi c’è il valore aggiunto lordo generato dalle imprese che operano in questi settori espresso come percentuale sul totale. Ancora, la percentuale di piccole e medie imprese che hanno avviato attività di cooperazione con altre aziende e che hanno introdotto innovazioni nel marketing o a livello organizzativo.

La media europea, su una scala da uno a 100, si attesta a 41,4. Sulla mappa sono rappresentati in arancione i territori di quelle regioni che non raggiungono questa cifra. I valori più alti si registrano in Lussemburgo, che raggiunge il massimo, e a Londra, che arriva ad 85,1. I risultati peggiori se li contendono Bulgaria, Romania e Polonia.

Pur non con numeri eccezionali, per quanto riguarda la business sophistication l’Italia registra dei risultati positivi. Sono infatti ben otto le regioni italiane che si attestano al di sopra della media europea, con il Veneto nono ma a meno di tre decimali di distanza. Primo è il Lazio con 46,26, seguito dalla Lombardia con 48,25. In fondo alla classifica, infine, la Basilicata, che si ferma a 22,67.

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