I flussi migratori da Medio Oriente e Africa stanno mettendo a dura prova le politiche dei governi europei e la tenuta stessa della Ue: dopo Brexit, c’è stata la sconfitta del partito di Angela Merkel nel voto del Meclemburgo, interpretato come una protesta contro la sua apertura nei confronti dei profughi; il Regno Unito ha concordato con la Francia la costruzione di un muro per frenare le partenze da Calais; gli ungheresi si preparano al referendum di ottobre per dire se accetteranno la politica europea di ricollocamento dei migranti. Nel segno della solidarietà, invece, le due ultime iniziative di Francia e Italia: Parigi realizzerà la prima area urbana con due sedi in grado di accogliere mille persone; a Roma autorità centrali e Anci stanno concordando un piano per la ripartizione dei profughi in tutti i Comuni.

Il 2015 ha segnato un altro record, destinato peraltro a essere battuto già quest’anno: 1,3 milioni le richieste d’asilo ai 28 Paesi Ue, il quadruplo rispetto al 2011. E tra i due semestri 2015/2016 si rileva già un aumento del 35,4% (a quasi 600mila istanze). Anche su questo versante la pressione è diversa all’interno dell’Unione. La quasi totalità delle richieste si concentra in dieci Paesi, Germania in testa: già 370mila nel primo semestre 2016 (il doppio rispetto all’anno precedente), il 60% del totale. Nel 2015 la seguivano Ungheria e Svezia, ma ora è l’Italia la seconda meta più “gettonata”, con oltre 50mila domande di asilo (+ 66%).

 

Articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 12 settembre 2016 a pagina 4

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