Sostiene Jack Kersting, il 19enne studente dell’Università dell’Alabama che ha realizzato uno dei modelli cui fa riferimento Infodata per raccontare le elezioni americane, che le possibilità che Donald Trump vinca le elezioni sono le stesse di ottenere una doppia coppia durante una partita di poker. Lasciando agli appassionati del tavolo verde i calcoli, possiamo limitarci a dire che sono meno di quelle di ottenere una coppia semplice. Ma decisamente di più di quelle di rilanciare avendo in mano una scala reale. Questa la sua previsione:

Secondo questo modello, il candidato repubblicano ha il 22,09% di possibilità di vincere. Una percentuale in leggero rialzo negli ultimi giorni, ma comunque ancora lontana da quella del democratico Joe Biden.

Una valutazione che arriva al termine di una settimana in cui le cronache si sono occupate degli incendi che stanno devastando Oregon e California. Un disastro che però non dovrebbe avere ripercussioni in termini elettorali, dato che entrambi gli Stati sono solidamente in mano ai democratici. O almeno questo dicono i sondaggi.

Ma la scorsa settimana è anche stata quella delle anticipazioni del nuovo libro di Bob Woodward, uno dei due giornalisti del caso Watergate. Il volume si intitola Rage, sarà in libreria da domani e contiene le trascrizioni di diversi colloqui con il presidente Trump. Interviste durante le quali non solo l’inquilino della Casa Bianca ha parlato di una nuova arma nucleare. Ma ha anche affermato di essere stato consapevole da subito della pericolosità del coronavirus, ma di averla ridimensionata in pubblico per evitare il panico. Questo mentre nel Paese si contano 194mila decessi dovuti alla Covid-19.

Difficile valutare un possibile impatto in termini elettorali. Eppure il modello di Nate Silver su Fivethirtyeight, che pure tra quelli considerati da Infodata è sempre stato il più favorevole a Trump, vede le probabilità di una riconferma in caduta ormai dalla fine di agosto. Tanto che le possibilità di una vittoria repubblicana sono scese dal 32,13 al 24,1%.

Le quotazioni di Trump restano invece sostanzialmente stabili nel modello realizzato dall’Economist. Non che per i sostenitori del presidente uscente sia una buona notizia, dato che la possibilità di una rielezione è data al 15,7%. Questa previsione, realizzata da due docenti della Columbia University, è la più sfavorevole nei confronti del candidato repubblicano.

Per quanto va detto che il modello dell’Economist abbia comunque registrato un aumento delle probabilità di vittoria a partire dalla convention repubblicana di fine agosto. Infine, ecco la mappa realizzata a partire dalle previsioni di Fivethirtyeight che mostra la situazione Stato per Stato.

Due, in particolare, gli elementi di interesse. Intanto l’Ohio, forse lo swing state per antonomasia, dove secondo Nate Silver Biden ha ridotto lo svantaggio da Trump a meno di un punto percentuale. Quest’ultimo resta favorito, con un 55% di probabilità di vittoria, ma solo una settimana fa Fivethirtyeight gli riconosceva un 61% di possibilità di vincere i 18 grandi elettori di questo Stato.

E poi la Florida, altro risultato in bilico. Qui una settimana fa Biden era in vantaggio di appena un punto percentuale nei sondaggi, ora è avanti di due rispetto a Trump. Niente che il repubblicano non possa recuperare, specie in uno Stato in cui i tanti esuli cubani sono sensibili alle accuse di ‘socialismo’ che il presidente uscente rivolge al suo avversario. Lo stesso, ovviamente, vale a parti invertite dalle parti di Cleveland. Vincere in entrambi questi Stati, altrettanto ovviamente, avvicinerebbe allo Studio Ovale.

Appuntamento a lunedì prossimo per gli aggiornamenti sulla corsa alla Casa Bianca.

Metodologia
FiveThirtyEight utilizza i dati di sondaggi nazionali e locali, unendoli ad alcuni indicatori di natura economica, ed effettua 40mila simulazioni del risultato elettorale.
L’Economist affianca ai sondaggi quelli che le scienze politiche definiscono fattori strutturali, come ad esempio il maggior interesse verso le elezioni a mano a mano che ci si avvicina al voto.
Il JHK Forecast ai sondaggi e agli indicatori economici unisce la tendenza storica di un singolo Stato a votare democratico o repubblicano. I risultati sono simulati 20mila volte.

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