Viene considerata un fattore chiave per garantire l’occupabilità dei lavoratori nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, eppure nel 2018 in Europa solo l’11,1% della popolazione tra i 25 ed i 64 anni ha svolto attività di formazione. Il record positivo spetta all’Usimaa, regione della Finlandia meridionale che ospita la capitale Helsinki, dove il 32,2% delle persone in età lavorativa hanno svolto attività formative lo scorso anno.

Più in generale i Paesi scandinavi, compresa l’Estonia, ma anche Regno Unito, Francia, Olanda e Austria presentano una partecipazione in attività di formazione superiore alla media europea. Al di sotto della quale si trova la Germania: con la sola eccezione dell’Assia, in tutti i land tedeschi la percentuale di lavoratori che continuano a formarsi è inferiore alla media europea. Lo stesso vale per le nazioni dell’est, ma anche per quelli del sud, Italia compresa.

Nel nostro Paese solo la provincia autonoma di Trento e il Friuli Venezia Giulia hanno una percentuale di partecipazione alla formazione superiore alla media continentale. Attenzione, però, è questione di decimali: se la media è dell’11,1%, a Trieste siamo all’11,3% e a Trento all’11,7%. Niente di cui gioire particolarmente, insomma. Se non per il fatto che nel resto d’Italia l’impegno è inferiore a quello continentale. In Sicilia e in Calabria, ad esempio, appena il 5,2% delle persone tra i 25 ed i 64 anni ha svolto lo scorso anno attività di formazione. Un gap da colmare per garantire a chi vive in queste zone di rimanere competitivo sul mercato del lavoro.

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