Come sarà in futuro il luogo in cui viviamo? Più o meno popoloso, e che tipo di individui lo abiteranno? Prevedere quello che succederà è impossibile per tanti aspetti, ma almeno dal punto di vista demografico possiamo farci un’idea di massima grazie alle nuove stime  pubblicate dall’Istat, che provano a mappare l’Italia fino a quasi mezzo secolo in avanti.

Regione per regione, età per età, possiamo usare questi numeri per avere un’impressione del nostro territorio, così da capire quante persone potrebbero viverci in futuro e quanto giovani o anziane saranno.

L’ipotesi più probabile, ci dicono le stime, è che nel 2065 la popolazione italiana sarà sensibilmente minore di oggi, e ben più anziana, anche se si tratta di una conclusione generale per tutta la nazione e che poi com’è ovvio può diventare diversa quando guardiamo nello specifico al territorio in cui viviamo.

 

Questi numeri non vengono tirati fuori da un cilindro magico, ma riflettono piuttosto una serie di ipotesi su come evolverà la società italiana nel prossimo mezzo secolo. Nel tempo infatti cambia il numero di figli che le persone tendono ad avere; poi ormai da tempo la durata media della vita è in aumento regolare ma costante, e ancora l’arrivo o meno di persone dall’estero (cui si aggiunge l’emigrazione degli italiani stessi) ha importanza perché si tratta di individui spesso giovani e che tendono a loro volta ad avere più figli degli italiani “nativi”. A influire sul numero di abitanti, dunque, c’è un gran numero di fattori sociali, economici, politici e culturali.

Più che pensare in termini di cosa accadrà, che quando si parla di avvenimenti futuri è sempre un azzardo, conviene allora forse ragionare per scenari più o meno probabili. Che è esattamente quanto ha fatto l’Istat presentandone diversi, da quelli ritenuti plausibili fino ad altri magari meno plausibili ma non per questo – sotto le giuste condizioni – impossibili.

Per esempio in uno degli scenari più “estremi” troviamo ovunque un calo ancora maggiore della popolazione, mentre nell’altro verso esiste anche una pari probabilità che invece esse aumenterà leggermente rispetto a oggi. Lo scenario definito “mediano” è invece quello centrale: che contiene cioè le ipotesi ritenute a oggi più probabili.

 

Oltre al numero totale di abitanti, un’altra previsione interessante è che probabilmente fra mezzo secolo lo scarto fra numeri di italiani e italiane si ridurrà parecchio. Oggi queste ultime sono in maggior numero, ma nello scenario mediano il numero di donne tenderà a ridursi in fretta fino quasi a pareggiare quello degli uomini. Ma, di nuovo, questo non vale ovunque: ogni area del nostro paese avrà un suo equilibrio – e nei grafici che seguono possiamo controllare la nostra.

 

Le stime dell’istituto nazionale di statistica sono dettagliate a sufficienza da consentirci un piccolo esperimento: possiamo “cercarci” nei numeri per scoprire quante persone come noi – che cioè hanno le nostre caratteristiche – potrebbero vivere nel nostro territorio in futuro. Quali gruppi diventeranno più comuni, e quali invece più rari?

 

 

Che in generale ci saranno meno italiani non significa però che questo succederà ovunque con la stessa intensità, o in alcuni luoghi che succederà del tutto. Le eccezioni sono in effetti poche, almeno nello scenario mediano, ma comunque esistono e riguardano in particolare Lombardia e province autonome di Trento e Bolzano: uniche zone in cui probabilmente vivranno più persone di oggi. Il Lazio dovrebbe avere un calo ma lieve, mentre il meridione in particolare ospiterà molti meno italiani di oggi.

Nello scenario inferiore, tuttavia molto meno probabile, il calo ci sarebbe ovunque anche se di nuovo ben maggiore al sud. Nell’altro verso, una serie di condizioni favorevoli all’aumento – fra cui un maggiore afflusso di immigrati – potrebbero invece far invertire il segno quanto meno nel centro-nord. Il meridione, per parte sua, molto difficilmente manterrà in futuro la stessa popolazione di oggi.

 

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