Sono più di 415mila, per un totale di oltre 1,8 milioni di posti letto. I dati sono aggiornati al giugno del 2019 e fanno riferimento agli alloggi affittabili su Airbnb in Italia. Ad averli forniti a Infodata è stato Vincenzo Patruno di onData, associazione che lavora per diffondere la cultura della trasparenza e degli open data.

In termini assoluti, ovviamente, l’offerta è più alta nelle città più grandi: 29mila appartamenti a Roma, 17mila a Milano, 11mila a Firenze, 8mila a Venezia e Napoli. Numero, quest’ultimo, che rende necessario un ulteriore approfondimento, visto che queste due città hanno più o meno lo stesso numero di alloggi su Airbnb ma il capoluogo veneto ha 261mila abitanti contro i 972mila di quello campano.

Appunto nel tentativo di offrire una valutazione dell’impatto di Airbnb sul mercato italiano, Infodata ha provato a calcolarne l’incidenza degli alloggi presenti sulla piattaforma, prendendo a termine di paragone il numero di famiglie. Un dato, quest’ultimo, che arriva dal bilancio demografico 2018 realizzato da Istat, ottenuto sommando su base comunale sia le famiglie che le convivenze.

Il ragionamento di fondo è che ad ogni famiglia corrisponda un’abitazione e quindi, mettendo in relazione il numero di alloggi affittabili sulla piattaforma con quelli in cui sicuramente vivono delle persone, è possibile calcolare quanti appartamenti siano disponibili su Airbnb ogni mille case abitate da una famiglia. Ovviamente, è un’ardita approssimazione, che non tiene conto di chi ha un domicilio diverso dalla residenza, né degli alloggi sfitti. Ma consente di dare una stima del fenomeno, rappresentato sulla mappa che apre questo pezzo.

Mappa sulla quale le aree in arancione sono quelle in cui l’incidenza supera la media nazionale di 15,93 alloggi in affitto su Airbnb ogni mille abitazioni. Mentre quelle in azzurro presentano una concentrazione inferiore. L’arancione più scuro indica tutti quei comuni in cui viene superata l’incidenza di 100 alloggi sulla piattaforma ogni mille case abitate.

Il caso più clamoroso a Vernazza, nelle Cinque Terre, dove l’incidenza è di 696 appartamenti affittabili ogni mille case abitate. In numeri assoluti, si tratta di 396 soluzioni disponibili sulla piattaforma e di 497 nuclei familiari. Seguono Stintino, in provincia di Sassari, con 681, e San Vito Lo Capo nel trapanese con 600.

Casi eccezionali a parte, la mappa permette di capire dove Airbnb sia più diffusa in Italia. La regione in cui ha preso maggior piede (basta usare i filtri per isolarla) è la Toscana, almeno nella sua parte centro meridionale. Ma si può notare anche come questa formula abbia preso piede in diverse zone dell’arco alpino, in particolare in Valle d’Aosta, e lungo le rive del lago di Garda.

La laguna di Venezia è anch’essa zona “fertile” per la crescita delle offerte su Airbnb così come, scendendo più a sud, praticamente tutta la costa della Sardegna. Incidenza superiore alla media nazionale anche in Umbria, così come in Cilento, nel Salento e in diverse zone della Sicilia, in particolar modo nelle isole minori. Tutte realtà, il che ovviamente non sorprende, a vocazione turistica.

Da notare che si registra un’incidenza superiore alla media nazionale anche nelle grandi città.1 Se si allarga lo sguardo alle città d’arte, ecco che a Venezia si sale a 66,5, mentre a Firenze si arriva a 59,2. Per un’offerta che, giocoforza, cresce dove è più alta la domanda.

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