Quella sopra è la mappa della corruzione percepita realizzata dall’associazione Transparency. Viene realizzata  in base all’opinione di esperti assegnando una valutazione che va da 0, per i Paesi ritenuti molto corrotti, a 100, per quelli “puliti”. La metodologia cambia ogni anno, spiegano, per riuscire a dare uno spaccato sempre più attendibile delle realtà locali. L’Indice si basa su 13 sondaggi e valutazioni di esperti sulla corruzione nel settore pubblico, ognuno dei quali assegna un punteggio da 0 (altamente corrotto) a 100 (per niente corrotto). Oltre due terzi dei Paesi analizzati ha un punteggio inferiore a 50. Dal 2012 solo 20 Paesi hanno visto migliorare in maniera significativa il loro punteggio e tra questi vi è l’Italia con uno degli incrementi maggiori (+10 punti). Sono invece 16 i Paesi che hanno subito un forte peggioramento, tra cui l’Australia, l’Ungheria e la Turchia. Danimarca e Nuova Zelanda sono anche quest’anno in cima alla classifica ma a posizioni invertite, con rispettivamente 88 e 87 punti. Nessuna sorpresa anche nelle parti basse del ranking: Somalia, Sud Sudan e Siria si posizionano agli ultimi posti con rispettivamente 10, 13 e 13 punti.

Com’è cambiata la situazione dell’Italia negli ultimi anni?
Come si legge sul sito, dal 2012 l’Italia ha guadagnato ben 10 punti e scalato 19 posizioni. Il 2012 ha segnato una svolta importante con l’introduzione della Legge Severino e a rafforzare questo importante traguardo è arrivata due anni dopo anche l’istituzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Da gennaio a giugno 2019 i casi rilevati dall’organizzazione, che a livello globale si occupa di prevenire e contrastare la corruzione, sono stati 387 in tutta Italia. I tre settori più critici: Pubblica Amministrazione, sanità e politica. La tipologia di reato contestato vede la corruzione come la più diffusa con il 40% dei casi. Degni di nota anche i reati affini come peculato, abuso d’ufficio e turbativa d’asta. L’Indice di Percezione della Corruzione 2018 (CPI) pubblicato quest’anno da Transparency International vede l’Italia al 53° posto nel mondo con un punteggio di 52 punti su 100, di due punti migliore rispetto all’anno precedente. Il CPI è diventato l’indicatore globale più noto della corruzione nel settore pubblico.
Misurare scientificamente il rischio di corruzione. E’ quanto prevede un progetto europeo al quale l’Anac sta partecipando e che presto potrebbe portare i primi risultati. L’obiettivo del progetto, scrive Ansa, è quello di realizzare degli indicatori scientifici in grado di stabilire quanto è alto il rischio che si possano verificare fatti di corruzione in una determinata amministrazione (indicatori di rischio) e quanto sono efficaci le misure anticorruzione adottate dagli enti (indicatori di contrasto). Nel progetto “Misurazione del rischio di corruzione a livello territoriale e promozione della trasparenza” saranno prese in esame le banche dati di Istat, Mef, Ministero dell’Interno, della Giustizia e altri enti. Il tasso di proroghe e di affidamenti diretti sono alcuni degli indici che saranno utilizzati,ma ‘indicatori di anomalia’ potranno essere anche il ricorso a lavori in somma urgenza, la congruità dei prezzi pagati, il tempo medio richiesto per presentare le offerte o le gare in cui si è presentata solo un’azienda.

Il Progetto infatti attuato nel quadro di un protocollo d’intesa siglato nel novembre 2017 da ANAC, Dipartimento per le Politiche di Coesione, Agenzia per la Coesione Territoriale, Istat, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dell’Interno e Ministero della Giustizia volto a garantire la disponibilità di dati e informazioni per la costruzione del sistema di indicatori per il contrasto all’illegalità nelle Pubbliche Amministrazioni.

Le banche dati più rilevanti che verranno prese in considerazione sono:

  • Banca Dati Nazionale Contratti Pubblici (ANAC)
  • Banca dati relativa all’esercizio dei poteri disciplinari da parte delle amministrazioni pubbliche (Dipartimento della funzione pubblica)
  • Banca dati del Sistema d’Indagine (Ministero dell’Interno)
  • Banche dati derivanti dal sistema informativo del casellario giudiziale con dettagli sulle condanne per reati contro la pubblica amministrazione (Ministero della Giustizia)
  • Banca dati sugli intermediari finanziari e sulle segnalazioni delle operazioni sospette (Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia)
  • Banche dati sulle imprese profit e non profit e sulla spesa degli enti locali (ISTAT)
  • Banca dati sui procedimenti giurisdizionali (Corte dei Conti)
  • Banca Dati delle Amministrazioni Pubbliche e Banca Dati Unitaria sui progetti finanziati con risorse nazionali e comunitarie proprie della politica di coesione (Ministero dell’economia e delle finanze)

L’iniziativa si inserisce inoltre in un contesto di promozione della trasparenza che l’ANAC sta perseguendo nell’ambito delle sue attività istituzionali, con particolare riferimento alla futura e progressiva pubblicazione in formato open data della propria Banca dati nazionale dei contratti pubblici e lo sviluppo di funzionalità di accesso e analisi con strumenti di Big Data e Data Mining.

 

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